Noi pendolari dell’esistenza e l’Europa

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Oggi si vota per il rinnovo del parlamento europeo.

L’Europa, che concetto straordinario che è.

Europa, figlia del re di Tiro amata da Zeus, Europa vecchio continente tra le colonne d’Ercole e gli Urali.

Europa madre degli archetipi, humus delle filosofie, nutrice delle mitologie. Europa matrice di progressi, espansioni, miglioramenti.

Oggi è il giorno delle elezioni europee ma cosa ne possiamo sapere, qui in fondo alla periferia di ogni impero in quella faglia di confine tra Lazio, Campania e Molise?

Davvero poco ne possiamo sapere di Europa unita e di progresso.  Qui in fondo, qui giù la civiltà del futuro è lontana. Le metropoli sono lontane, ma non geograficamente.

Napoli dista circa 100 chilometri e Roma altrettanto eppure la distanza è un’altra, materiale e logistica.

Ad esempio, oggi avrei preso il treno, uno dei due treni del pomeriggio che mi avrebbe trasportato fino a Roma in circa 1 ora e mezza. Uno dei pochissimi treni che impiega un tempo congruo per percorrere i 138 chilometri di strada ferrata da Cassino alla capitale.

E invece non mi è stato possibile per sovraffollamento. Il treno è arrivato in stazione già carico oltre il consentito. Uomini, donne, bambini, anziani, animali, bagagli di ogni sorta ammassati oltre ogni logica come un campo profughi itinerante.

Impossibile accettare di viaggiare in condizioni così estreme sapendo di pagare il biglietto. Per un attimo ho immaginato la folla viaggiante intenta a bloccare il treno rivendicando mezzi più idonei, linee più adatte e invece ognuno col proprio bagaglio ha lottato per strappare un centimetro quadrato all’altro pur di salire sul treno inadeguato e insufficiente.

Nessuna protesta se non la lotta disumana per schiacciare l’altro e guadagnare il proprio posto in piedi senza aria senza comfort senza ristoro sul piccolo treno sovraffollato.

L’Europa vista da qui, dalla banchina della precaria stazione di provincia con troppe barriere architettoniche, è un concetto astratto.

Un’idea vaga e informe che sta lassù nell’iperuranio. Nessuno di noi miserabili pendolari dell’esistenza ne abbiamo mai saputo nulla.

Non potremmo nemmeno concepire quell’Europa paludata che sta a Bruxelles e poi, noi smarriti alla periferia di ogni impero come potremmo mai arrivarci a raggiungere Bruxelles?

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