L’ultima Lady Macbeth

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di Paola Lombardi
Le luci si spengono. Il teatro è chiuso. Lady Macbeth attraversa il palcoscenico, ha indosso il costume di scena. Osserva la platea vuota, le poltrone di velluto rosso, respira l’odore della polvere di legno. Ripete mentalmente una scena, gesticola nella solitudine illuminata dalle luci di sicurezza. E’ stata la sua prova peggiore. La sua carriera è al declino. È la prima volta che sbaglia i tempi, l’intonazione. È stata la paura. Sì la paura di una compagnia sconosciuta, di misurarsi con attori che non conosce. Si è sentita come una debuttante con cinquanta anni di esperienza. Sulla scena le è sembrato di avere una controfigura.

Una donna sulla quarantina, grassa e sguaiata, ma no, le è sembrato. Un rumore la scuote dai suoi pensieri. È Oreste il vecchio custode. Sì è proprio lui. Parla con qualcuno che non riconosce. Ascolta e trattiene il fiato. “Ah se ci fosse stata la signora Anna”, diceva Oreste al suo accompagnatore, “sapessi come era brava. Non ci sarà mai nessuna attrice brava come lei. Sapessi che talento quando interpretava Lady Macbeth! Io ne ero innamorato, sai? Eh ma adesso avrebbe 106 anni. Che peccato”. Sente il tintinnio delle chiavi, la porta che si chiude. Il silenzio che scende dopo l’uscita di Oreste e del giovane che lo accompagnava la riavvolge. Così si rifugia nei suoi pensieri, chissà di chi parlava Oreste? Di un’altra Anna non certo di lei. Poteva farsi notare. Lo avrebbe salutato? Forse no. Devo ripetere la parte si dice e torna a provare il suo ruolo più importante: Lady Macbeth.

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