L’orizzonte di una vita

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di Paola Lombardi

Restarono a guardare la linea dell’orizzonte senza fare nulla. L’uno disse all’altro: “Ti dispiace se non facciamo niente oggi?”.
Era da molto tempo che erano fermi, seduti sulle sdraio a guardare la linea dell’orizzonte. Si conoscevano da decine di anni, si conoscevano dai tempi lontani dell’università e ogni estate si ritrovavano nella stessa località balneare.

Nel corso degli anni avevano portato figli, mogli, cani, animali da compagnia bizzarri come un furetto e una tartaruga, ma non avevano mai perso la confidenza che li univa. Si ritrovavano con un certo entusiasmo iniziale che li portava ad abbracciarsi con una venatura di passività e poi si lasciavano andare alla routine quotidiana delle vacanze estive. Facevano escursioni, andavano in spiaggia, andavano nei locali di sera, qualche volta osavano chiudersi in un cinema. Si isolavano, lasciavano che la vita e il mondo proseguisse per la loro strada, anche mogli, figli, animali domestici diventavano un contorno per quei ventuno giorni all’anno. Si sentivano liberi di fare quello che più sembrava loro piacevole.

La sera salivano al centro del paese, sedevano comodamente sui divanetti e sorseggiavano cocktail pigramente, gettando rapide occhiate intorno, cogliendo particolari ridicoli addosso ai tanti turisti che si affollavano. La pigrizia li aveva sempre contraddistinti come fosse un’aspirazione da inseguire. In fondo, guardandosi intorno si sentivano meglio di tutti gli altri. Anche dei loro stessi figli che non comprendevano e in fondo non amavano davvero.

Per entrambi c’era maggiore trasporto nel raccontare le gesta epiche del cane di casa piuttosto che di quei figli silenziosi che si aggiravano nelle loro vite. Qualche volta si erano innamorati di romantiche turiste bionde o brune vestite alla moda e votate all’abbronzatura perfetta. Ma niente di più che una serata piacevole. Dopo tanti decenni erano rimasti da soli, le mogli erano scomparse da qualche parte, risucchiate da un’onda maligna, i figli erano fuggiti lontano e gli animali da compagnia non avevano più nessuno che si occupasse di loro.

Per quei ventuno giorni all’anno si ritrovavano come sempre, come nulla fosse cambiato e in effetti in loro non era cambiato nulla. Appesantiti forse, più lenti nei movimenti, ma nelle abitudini erano rimasti intatti.
Restarono in silenzio davanti al mare, a scrutare l’orizzonte che si colorava di accesi riflessi mentre la brezza leggera spazzava via il passato per sempre e, guardandosi con la coda dell’occhio, non potevano che dirsi che in fondo nelle loro vite non c’erano stati né mogli né figli né bizzarri animali da compagnia ma soltanto quei ventuno giorni all’anno della loro decennale amicizia.

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