L’insonnia è una ragioniera

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di Laura De Santis

L’insonnia, malgrado venga recepita come un’eccezione, è un’abitudine. E rispetta le regole della routine. Tutte le sere, Rita si trascina a letto tra sonori e vistosi e sbadigli. Tutto il suo corpo è intorpidito e i suoi occhi sono stanchi e inumiditi da lacrime di stanchezza. Il suo corpo e la sua mente la invitano a distendersi sul comodo letto, ad appoggiare la testa sul morbido cuscino e ad avvolgersi tra le spesse coperte. Con una sensazione di beatitudine, Rita spegne la luce assaporando la distensione del suo corpo, l’assenza di pensieri dalla sua mente e apprezzando la dolcezza dello stordimento che precede il sonno.

Quella sensazione di benessere che compensa le fatiche di una giornata di veglia. Il sonno l’abbraccia, la culla e la bacia. Rita dorme. Ma l’insonnia è in agguato. E’ lì che aspetta il momento adatto per sferrare l’attacco. L’assalto è tutt’altro che casuale. Puntuale, preciso e metodico. L’insonnia è una ragioniera pedante. Esattamente alle 2.07 Rita si sveglia di soprassalto. Tutte le notti. Anche se si è appena addormentata, anche se è davvero stremata dalla stanchezza. Alle 2.07 il cervello di Rita riceve una scossa elettrica improvvisa. Passa dal sonno alla veglia nel giro di un secondo.

I suoi occhi si aprono nel buio della stanza come se fosse accaduto qualcosa di terribile. Scatta in posizione seduta nel letto e accende la luce. Controlla l’orario e con delusione, rabbia e rammarico si rende conto che è ancora notte e che avrebbe bisogno di dormire. Non c’è niente da fare, l’insonnia l’ha bruscamente risvegliata come una doccia gelata in pieno inverno. Rita non si arrende, rispegne la luce e inizia a cercare una posizione più comoda per riaddormentarsi. Si distende prima sul lato destro, poi sul sinistro. Poi cerca ristoro mettendosi supina, ma niente, gli occhi restano sbarrati nel buio.

Di solito la casa è fredda e Rita non ha il coraggio di alzarsi. E allora resta a dibattersi tra le coperte nel tentativo sempre più vano di riaddormentarsi. Trascorre così alcune ore, fino a quando, intorno alle prime luci dell’alba, il sonno non torna a coglierla di nuovo e a cullarla nel suo dolce abbraccio. Quando suona la sveglia, Rita è inevitabilmente stanca, assonnata e irritata e trascorre la giornata in attesa della sera per tornare a letto, convinta che, quella che seguirà, sarà la notte giusta per dormire serena l’agognato sonno ristoratore.

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