L’infelicità fa ingrassare

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di Paola Lombardi

“Se non fossimo infelici tutto sarebbe perfetto. Noi saremmo perfetti”. Pensava a questo Elena mentre stava seduta sotto il portico ad ascoltare lo stridio delle cicale. Sorseggiava una tisana, cullata da una leggera brezza che attenuava il caldo di quei pomeriggi. In quel momento era certa di essere infelice. In realtà lo aveva sempre sospettato, ma fu quella mattina che ne ebbe la prova. Riandò con la mente alla scena che aveva vissuto poche ore prima. Era nella cabina armadio e aveva deciso di provare l’abito che riteneva perfetto da indossare al matrimonio di sua cugina. Un bell’abito intero che le stava molto bene. Era tra i suoi vestiti preferiti. Lo aveva visto in vetrina e lo aveva immaginato addosso a sé.

Quella mattina decise di provarlo, anche un po’ per vanità, per guardarsi nello specchio. Ma l’abito non le andava più. La chiusura lampo sulla sua schiena non solo non saliva ma era evidente che restavano almeno 5 centimetri a separare i due lembi. Provò prima un’ondata di delusione che subito dopo si trasformò in rabbia. Si guardò nello specchio e vide riflessa l’immagine di una strega delle favole. Notò per la prima volta i rotolini di grasso depositati sul suo giro vita, la pelle era diventata morbida perdendo ogni traccia dell’elasticità che aveva sempre avuto. I muscoli delle gambe avevano lasciato il posto all’adipe e gli addominali si erano trasformati in gonfiori cascanti.

Provò il desiderio di infrangere lo specchio e di scoppiare in lacrime. Decise di salvare lo specchio ma non riuscì a trattenersi da un pianto liberatorio. Rabbia, frustrazione, rancore si unirono nella sua mente e sgorgarono attraverso i suoi occhi. Si asciugò le lacrime e andò in cucina. Come una furia spalancò cassetti e pensili, aprì il frigorifero e iniziò a pulire. Rovesciò nel lavandino litri di olio per frittura, gettò ad uno ad uno snack e merendine, buttò nella pattumiera barattoli di salse di ogni genere e fece scomparire anche affettati e salumi insaccati. Eliminò formaggi di ogni tipo e vaschette di gelatine. Continuò a piangere e andò in soggiorno crollando su una poltrona. Era sola in casa e allora decise di bere un bicchierino di gin tanto per farsi scivolare addosso il dolore. Se ne versò un altro, ma non si sentì meglio affatto. Si voltò a guardare l’angolo bar e si accorse che le bottiglie erano tutte semi vuote e che era stata lei da sola a bere tanto alcol. Si sentì rabbrividire. E allora capì cosa le era successo in tutti quegli anni.

Sono infelice. Sono infelice”, si ripeteva a mezza voce passandosi le mani sulla faccia con un gesto disperato. “Sono infelice. L’infelicità mi ha fatto ingrassare. Sono grassa e vecchia senza essere mai stata giovane. Sono infelice. Sono infelice”. Continuava a ripetere quelle due parole come una litania. Immaginò il suo corpo che si ingrossava minuto dopo minuto, gonfiandosi a dismisura, immaginò la pelle della sua faccia diventare sempre più flaccida e le sue labbra cadere in avanti come frutti troppo maturi. Si versò un altro bicchierino e le venne da piangere. Si sentì stordita e decise di fare un bagno. Riempì la vasca, ma quando si rese conto che avrebbe avuto il suo corpo a portata di sguardo per potersi vedere e di mani per potersi toccare ci ripensò e tornò in soggiorno. Stappò una bottiglia di prosecco e la bevve dal collo della bottiglia. Forse pianse ancora, forse si addormentò. Quando si risvegliò sentì di avere un forte mal di testa e di essere infelice anche per questo. Si preparò una tisana e andò fuori sotto il portico. Seduta sulla sua sedia preferita si disse: “L’infelicità fa ingrassare e io sono tanto infelice”. Socchiuse gli occhi e pensò che avrebbe preferito bere un cognac.

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