La quercia stregata

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di Paola Lombardi
La notte è stregata, dicevano allora. Non seppi mai dire se ogni notte fosse stregata o se solo una in particolare. Quello che è certo è che quando arrivava l’antivigilia di Natale tra i parenti riuniti si faceva largo un anziano vicino di casa. Le sue visite erano tutt’altro che frequenti. La sera del 23 dicembre, tuttavia, non mancò mai un appuntamento. Entrava, senza tante cerimonie, e trovava posto accanto al fuoco. Come fosse un segnale convenuto, si faceva silenzio e il cicaleggio delle serate di festa si smorzava.

L’anziano lanciava uno sguardo torvo nella sala e poi, fissando il fuoco acceso nel camino, prendeva a parlare. Raccontava sempre la stessa storia. Senza mai omettere o aggiungere un dettaglio. Sempre la stessa storia. La sua narrazione esordiva così, con uno schiocco di lingua che serviva, forse, ad attirare l’attenzione dell’uditorio. Quando i volti dei presenti erano rivolti verso di lui, l’anziano esordiva: “Lì, dove finisce la piazza, una volta non c’erano palazzi, c’era, invece, una enorme quercia i cui rami stormivano al vento. Gli anziani avevano paura di quel posto e non volevano mai passarci perché, dicevano, lì c’erano gli spiriti.

Una sera d’inverno, era tardi e avevo fretta di tornare a casa. Il modo per fare prima era passare proprio sotto quella quercia. I racconti dei vecchi mi facevano paura, ma mi sentii costretto a farmi coraggio. Strinsi i pugni e mi incamminai. Appena arrivai nei pressi della quercia secolare, sentii un sibilo. Come fa un sasso quando fende l’aria. Mi fermai di colpo, mi guardai intorno, ma non vidi niente e nessuno. E soprattutto non sentii il sasso cadere a terra. Ma il sibilo tornò. E non uno, ma tanti, lanciati a tutta velocità. Mi misi a correre e mi scivolò di dosso la giacca che portavo appoggiata alle spalle. Mi sarei fermato a riprenderla, ma lo scoppio di una fragorosa risata nell’oscurità mi frenò e mi fece fluire tutte le forze nelle gambe che corsero velocemente. Non mi voltai, ma sentii il sibilo delle pietre scagliate inseguirmi per un bel tratto. Raggiunsi casa con il fiatone e i brividi della febbre. Non passai mai più accanto alla quercia e anche ora…” E qui, il suo racconto si interrompeva lasciando intendere ci fosse dell’altro.

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