La figlia del vento

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Irin, la figlia di Eolo il re dei venti, era stanca di vivere nel suo Palazzo di Cristallo. Desiderava vivere il mondo degli umani, voleva assaggiare quei sapori tanto descritti dalla sua amica Artemide.

Era spaventata, non sapeva come avrebbe reagito suo padre nel sapere il suo desiderio. Invece contro ogni aspettativa Eolo, fu felice e aiutò sua figlia; le disse che la sua amica Demetra (Dea dell’Agricoltura) era pronta a ospitarla per insegnarle l’arte di creare attraverso la natura.

Arrivò nel mese di aprile, una tarda primavera stava iniziando; imparò che occorreva recidere i rami degli alberi, i rinascenti delle piante e i germogli. Sì chiese perché ciò dovesse accadere e capì che in natura spesso è necessario sacrificare le gemme giovani delle piante, delle viti, per permettere a quelle più vecchie e forti di dar frutto.

Imparò che la natura è utilizzabile in ogni sua parte, falciava l’erba e diventava fieno per gli animali. Si rese conto dell’importanza del vivere in armonia tra le piante e gli animali; le piaceva parlare con le api importanti per l’impollinazione, adorava mangiare il miele.

Lavorava sotto il sole ma quando si sedeva per riposare iniziava a soffiare un vento piacevole che la avvolgeva e le carezzava il viso. Gli altri lavoratori ringraziavano la natura per quel venticello ristoratore, ma lei sapeva bene che erano le carezze e gli abbracci di suo padre.

Lei era la figlia del vento.

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