Donna & Motore

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di Eleonora Iorio

Possono gli oggetti avere un’anima?
Elena, la mia proprietaria, è convinta di sì, da sempre, fin da bambina, quando prima di andare a letto sistemava le sue pantofoline vicine vicine l’una all’altra perché non soffrissero di solitudine durante la notte.
Questa idea ha continuato ad accompagnarla nella vita, implicita, sotterranea, ma è riemersa con piena consapevolezza quando Elena ha avuto modo di comprare me, la sua prima macchina.

Quando entrò per la prima volta nel salone di auto usate dove da qualche tempo vivacchiavo, vedermi e amarmi fu una cosa sola. Lucida e azzimata per la circostanza portavo bene i miei anni, tredici per la precisione, e i miei acciacchi. Dopo un breve giro di prova Elena decise: dovevo essere sua.
Queste cose le ho apprese da Elena mentre le raccontava ad Alberta, l’amica del cuore, quando, in un torrido pomeriggio estivo, soffocata da borsoni zeppi di costumi, solari, gallette di riso, libri, integratori alimentari e cd musicali, le portavo al mare per una breve vacanza.

“Sai Alberta, a volte penso che questa macchina ha un’anima… un’anima generosa, irruenta, ma anche tollerante e gentile”. “Tu che dici? Ma perché ridi, scema? Davvero. Lo capisco dall’energia, lo scatto, la disponibilità a partire in seconda… Anche in terza, all’occorrenza…”

E’ con me che Elena ha imparato veramente a guidare: fui paziente come una nonna, sfrontata come un ragazzo, incosciente come un bambino.

“Mi piace perché è una che non si tira mai indietro, è sempre pronta a gettarsi nella mischia”.
“Uff! A te il caldo ha dato alla testa. Lasciami sentire Liga”.

Elena ha ragione: la vita è una lotta a non farsi schiacciare da una fila di macchine indifferenti e rabbiose, sotto un sole che scioglie l’asfalto, fra rumori infernali e nuvole acri polvere e gas; io lo so, ci sto, e dove un’altra si fermerebbe io dico: “Ma sì …”

Elena a volte mi parla: riepiloga l’elenco delle commissioni, spara qualche parolaccia a pedoni e automobilisti indisciplinati (anche a me, quando le marce fanno i capricci), mi canta canzonette sentimentali. Una sera d’inverno, tornando a casa sotto una pioggia torrenziale e la ventola di raffreddamento fuori uso, l’ho sentita implorare: “Tu, tu che hai il motore come il cuore d’Ulisse e voce di Sirena, non mi tradire ora! Ce l’abbiamo quasi fatta”.
Non so chi siano questi signori ma da come ne parlava dovevano essere qualcuno.

A volte, dopo avermi parcheggiata, mi gira intorno, controlla che tutto sia in ordine, qualche volta arriva perfino a voltarsi e guardarmi. Cosa penserà in quei momenti? (In verità cosa passi veramente per la testa di Elena se lo chiedono in molti) Forse che sono ancora sensuale e attraente e che potrei essere abbordata da un pericoloso carro-attrezzi?

In un anno e mezzo di botte e graffi ne ho presi tanti, ne ho dato anche qualcuno, però, sono diventata, credo, la sua fotografia segreta, il suo ritratto di Dorian Gray.
Ogni tanto il mio vecchio cuore si stanca: allora me ne sto ferma, ma basta un passaggio in officina e qualche coccola che torno subito on the road.

Un giorno, lo so, non ci sarà più niente da fare, resterò ferma in cortile… Per sempre. Perciò, fin quando possiamo, andiamo! Ci aspettano ancora lunghe strade in salita e parcheggi tranquilli in faccia al mare e sole che spacca le pietre e pioggia a secchiate e l’ombra deliziosa degli alberi ai margini e stazioni di servizio in notti estive stellate obsolete. Io, vera viaggiatrice, senza airbags, senza climatizzatore, continuo il mio viaggio.

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