Cartoline dalle città

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La città ci guarda, a volte ci guida.
Toscana, 2015” è la sola frase che abbia scritto sulla cartolina. Invio cartoline. Le spedisco non a me stessa, ma al mio indirizzo. Penso che prima o poi ci sarà qualcuno ad aspettarmi e potrebbe fargli piacere ricevere una cartolina. Non credo che porterei quel qualcuno con me. I miei viaggi sono sempre dettati da una necessità. Seguo percorsi per dovere. Non amo le vacanze. Io non parto. Io devo andare. A volte lo scopo del viaggio lo scopro durante il viaggio stesso.

La città ci guarda. Riconosco i campanili, le cupole, i vicoli, i portici. Anche le statue. Cammino spedita mentre ti cerco con lo sguardo perché so che sei arrivato prima di me. Ti cerco tra i turisti con questo pacchetto nella borsa che inizia a pesarmi e non vedo l’ora di consegnartelo così posso pensare ad altro. Ci sono milioni di turisti. Ci sono milioni di esseri umani che brulicano nell’infinito formicaio dell’industria turistica.

Camminano sempre nella stessa direzione. Sembrano steli di palude mossi dal vento. Hanno la testa rivolta in alto a cercare qualcosa nel cielo. Sembrano bambini confusi e spaventati. Campo dei Miracoli sorprende anche me. Sulla facciata del duomo cerco qualcosa che non troverò mai. Rinuncio ad entrarvi perché temo le file. Mi guardo intorno ed entro nel battistero. Evito la fila scavalcandola.

Sembrano tutti sorpresi, impegnati in qualcosa e non mi notano. Entro. Si sente un canto celestiale. Un uomo si muove leggermente in diversi punti al centro del battistero. Emette una nota, una soltanto, che si trasforma in un’armonia perfetta. L’esibizione dura qualche minuto. Accende l’immaginazione, restituisce speranza, consola l’anima. È la forza del canto penso io.

“Straordinaria acustica, non trovi?”, mi dici venendomi accanto. “No, l’uomo cantava bene”, ribatto. “Affatto. Prova tu che sei stonata”, mi provochi. Prendo il pacchetto dalla borsa e glielo consegno. “Allora ci vediamo alla prossima. Tua madre ti saluta e spera di vederti”. Non oso cantare nel battistero. Non sono pronta a scoprire che è il mezzo a creare il talento.

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