Avvistamenti

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di redazione

Lea ha sei anni e migliaia di certezze. È certa di essere una principessa, è certa di essere l’angelo della sua famiglia ed è ancora più sicura che i suoi genitori siano i più belli e bravi del mondo. Lea è anche certa che esistano gli extraterrestri e che siano più belli e più intelligenti degli extracomunitari che chiedono l’elemosina all’uscita del supermercato. Suo padre quando li vede dice tante brutte parole e sua madre dice sempre che le fanno paura quegli uomini con la faccia scura. Per questo Lea crede che gli extraterrestri siano più belli.

Ha sentito raccontare tante cose sugli alieni, ma lei si è fatta una propria idea. Ha sei anni, non è più una bambina e nessuno può prenderla in giro raccontandole frottole! Gli alieni, secondo Lea, sono alti alti, magri magri, hanno occhi grandi grandi e hanno solo mezza faccia. L’altra metà è nascosta, perché qualcosa di diverso dagli umani ce la dovranno pur avere questi extraterrestri! E poi quando scendono sulla terra si accendono tante luci colorate diverse da tutte le altre. Una sera, d’inverno, Lea dormicchiava sul sedile posteriore. Era stata a pranzo dai nonni e si sentiva molto stanca. I genitori l’avevano lasciata in macchina. Li vedeva davanti al bar che parlavano e ridevano.

Com’era bella sua mamma! Anche un alieno se ne sarebbe innamorato! Si girò con gli occhi socchiusi e vide qualcosa. Era lui! Era un alieno! Sì, ne era sicura. C’era una sagoma che si appoggiava al muro di un palazzo. Era un extraterrestre sicuro! Alto alto, magro magro e metà della faccia era come mangiata. Era vestito di stracci. Si vede che gli alieni non sanno cos’è la moda. Si vede proprio. Lea non sapeva trattenere l’entusiasmo. Si girò per cercare i genitori e vide una torre tutta illuminata di rosso, di bianco e di verde! Non c’erano dubbi! Quello era un alieno. Lea provò ad aprire la portiera ma era chiusa e allora iniziò a gridare e a sbattere i palmi contro i vetri per farsi aprire. I genitori erano troppo lontani. L’alieno la vide e si avvicinò all’auto, le disse qualcosa in una lingua sconosciuta e appoggiò la mano aperta contro il vetro. Lea appoggiò la sua e si sentì calma e sicura. Sorrise. L’alieno vide una signora passare e le disse qualcosa. Anche la signora le parlò ma Lea non riusciva a sentire.

L’alieno scomparve e rimase la signora e allora si mise a piangere disperata. Dopo qualche minuto arrivò una macchina con la sirena. Gli uomini in divisa scesero a guardarla. Lea pensò che forse volevano sapere dell’alieno. Arrivò anche un’altra sirena. Scesero altri uomini con altre divise che scassinarono la macchina e aprirono lo sportello. Lea scese e fu accolta dall’abbraccio della signora che le diceva “è tutto finito, piccola mia”. “Ho visto l’alieno!”, urlò felice Lea. Sentì qualcuno dire “chiamiamo il 118 è sotto choc”. Lea cercava i genitori: “Dov’è mia mamma?”, iniziò a piangere e a tremare. Fino a quando non vide il padre avvicinarsi e allora gridò: “Papà! Papà! Ho visto un extraterrestre!”, il padre si fece largo tra la gente: “Che succede?”, chiese sospettoso. “È sua la macchina?”, chiese un poliziotto. Il padre fece cenno di sì con la testa. “Dovremo fare un verbale per abbandono di minore”. “Che cosa? Ma siete impazziti?”. “Moderi i termini, è la prassi”, puntualizzò seccato l’agente. “Chi vi ha chiamato?”, chiese con fermezza il padre. “Pensi a fare il padre”, si intromise la soccorritrice. “Papà…”, sussurrò Lea, “ho visto un extraterrestre. È stato lui a venire da me. Hai visto c’erano tutte luci colorate sulla torre? Era lui, era proprio un alieno!”.
“Stai zitta! Smettila! Sei grande ormai. Gli alieni non esistono”, le gridò infastidito il padre che strappò il verbale dalle mani dell’agente e si trascinò la figlia in lacrime al bar. Il monumento era tornato buio. Lea si voltò un attimo e vide l’alieno che le fece l’occhiolino mentre la salutava con la mano prima di sparire dietro l’angolo della strada.

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