La storia di Plat

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di Bruno Vacca

C’era una volta e ancora c’è una storia anche per te: “La storia di Plat“.

Salve, cari ragazzi, sono Plat

Oggi  voglio raccontarvi la mia storia che è anche la storia della nostra città e di quando… ma, perdindirindina, cribbio, cavoletti di Bruxelles e pesce fritto e baccalà, non perdiamoci in chiacchiere.

Dunque io sono nato nel 1752, in un giorno ed ora che non ricordo.

Mi piace pensare che fosse un giorno di primavera e magari alle 9.30 di mattina con il sole che mi accarezzava e mi scaldava e il vento che mi faceva il solletico.

Mi piace pensare che quel giorno, tante erano le persone che mi hanno visto nascere e tra loro tanti i bambini che mi correvano intorno giocando  a rincorrersi e poi a nascondino.

platano-03Con il tempo, sono diventato un platano alto, forte ed elegante e sopra e intorno a me si udivano gli uccelli cinguettare  e i rumori delle carrozze che portavano passeggeri importanti e dei carretti che portavano al mercato la frutta e la verdura da Sant’Elia Fiumerapido.

Ero uno dei platani di uno dei viali più importanti di Cassino, e ricordo che quando faceva tanto caldo, tante erano le persone che apprezzavano e godevano della mia fresca ombra.

“Plat – mi diceva il sole, quando si alzava alto nel cielo – Plat, come va oggi, tutto bene”?

“Plat – mi diceva il vento quando mi carezzava – Plat, sono stato sulle montagne e adesso ti porto un poco di fresco”.

“Plat – mi diceva il vicino fiume – Plat, allunga pure le tue radici se vuoi, lo sai che siamo amici da tanto tempo”.

“Plat – mi dicevano le campane delle chiese vicine che suonavano a festa – Plat, senti che bella musica stiamo componendo per te”.

platano-07E io a tutti rispondevo: “Grazie, amici miei”. “Grazie caro sole per il caldo che mi ristora”. “Grazie amico vento per la frescura, danzerò per te questa ed altre sere”. “Grazie simpatico fiume per l’acqua pura che arriva alle mie radici. Salutami, ti prego, i miei cugini della Reggia di Caserta, lungo il tuo percorso verso il mare”. “Grazie campane per il vostro suono armonioso che mi riempie di gioia ed amore”.

Insomma, ero proprio felice e ogni giorno mi sentivo con i miei fratelli platani da me non molto distanti e  poi c’era anche Bobby il cagnolino a  farmi  compagnia, la famigliola  di  Rondinella  e  quella di Pinetta la civetta.

Infine, c’era la mia bella città di Cassino con l’Abbazia di Montecassino. Una città pulita, ordinata, dove  la domenica la gente indossava il vestito migliore per andare alla messa e poi il pomeriggio c’era la passeggiata, il gelato per i bambini e il cinema la sera.

platano-01Spesso, coppie di fidanzatini, venivano sotto di me e qualche volta mi grattavano la pancia scrivendo messaggi d’amore e incidendo sulla mia corteccia cuori infranti!

Io li lasciavo fare, complice e amico di queste belle ragazze e di quei giovanotti spavaldi che le corteggiavano sparando fesserie e, qualche volta, declamando poesie.

Le ragazze di piazza San Giovanni

Ricevevo tante visite ma quella che gradivo di più era quando venivano a trovarmi  Giuseppina e  Francesca, le bambine di piazza S. Giovanni.

Venivano a giocare a fare il picnic sotto di me. Giuseppina, stendeva la tovaglia e Francesca metteva le posate e le pietanze. Era tutto per finta ma sembrava vero per come sapevano fingere in quel gioco le due splendide e simpatiche bambine. Giuseppina era una mora con le trecce nere e gli occhi scuri nero carbone  e Francesca era una castana con gli occhi azzurro mare.  Il momento veramente divertente era quando fingevano di prendere il thé, pavoneggiandosi e sorseggiando come due piccole principesse.

Giuseppina e Francesca le ho viste crescere e diventare delle belle ed eleganti fanciulle. Poi, che emozione, quando hanno portato i loro figli a giocare, anche loro, sotto i miei rami e le mie foglie!

Insomma, amici miei, ne ho viste tante nella mia vita, di tutti i colori ma non potevo proprio immaginare  che potesse succedere quello che è successo e che adesso, provo a raccontarvi.

(continua con la seconda parte)

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