Storie di Resistenza, Pietro Stallone e la difesa del palazzo delle Poste di Bari

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Porto di Bari, 9 settembre 1943. Soltanto poche ore prima il generale Badoglio aveva annunciato al Paese l’armistizio di Cassibile. Nessuno aveva dato ordini certi, nessuno sapeva cosa fare, nessuno poteva dirsi sicuro di aver capito cosa sarebbe accaduto dopo. Forse, tra i pochi ad avere un’idea abbastanza precisa di cosa andava fatto c’erano il generale Bellomo e i ragazzini di Bari Vecchia.

È proprio in quella mattina del 9 settembre che al porto di Bari si mette in atto la prima insurrezione civile contro gli appena dichiarati occupanti tedeschi. I soldati della Wehrmacht tentano lo sbarco, colpiscono duramente la folla, inabissano due navi, incendiano e distruggono uffici pubblici e mezzi di trasporto, ma non fiaccano lo spirito di ribellione che agita Bari vecchia e il suo porto. I ragazzini sono lì, con l’aria di sfida di tutti i David della terra.

Scoprono sul campo che sanno lanciare le bombe a mano concesse loro dal generale Bellomo, anche se non le hanno mai viste prima. Non sentono nemmeno i morsi della fame, sanno solo che devono agire. L’insurrezione riesce, come un’onda cresce, coinvolge donne, uomini, anziani. Tra i bambini trova i suoi più scaltri messaggeri e Bari si conquista a caro prezzo la sua libertà di città di uomini e donne liberi.

Tra loro c’è un funzionario del Ministero trasporti e poste, reduce dalla I guerra mondiale. Si chiama Pietro Stallone e ha organizzato in pochissime ore la resistenza dall’interno del Palazzo delle poste della città. Di questa pagina di ribellione popolare si perdono quasi le tracce, un po’ come è successo per tante altre ribellioni episodiche, come quelle di Matera e Potenza.

Questa storia di resistenza che stiamo raccontando ha avuto un prologo lo scorso dicembre in una camera di ospedale del policlinico Umberto I a Roma. È qui che abbiamo conosciuto Giuseppe Michele Stallone, nato il 30 gennaio 1933 a Milano, ed è proprio lui a raccontarci le gesta di suo padre, Pietro Stallone.

E così ci racconta di come suo padre era stato un ufficiale telegrafista durante la prima guerra mondiale che poi è entrato come funzionario delle poste e telecomunicazioni a Foggia e  negli anni della seconda guerra mondiale si era trovato impiegato nel palazzo delle poste a Bari.

Era un antifascista, eppure era benvoluto da tutti anche durante gli anni del ventennio, perché era sempre disposto ad aiutare tutti. Pietro Stallone è tra i primi a mobilitarsi, organizzando la resistenza a colpi di fucile dall’interno del palazzo delle poste con l’aiuto di venti carabinieri della censura postale.

Nei fatti di Bari è tra gli attori protagonisti di questa storia che sembra una pellicola d’altri tempi che racconta di eroi scomparsi. Oggi per Giuseppe Michele Stallone ricordare è un atto di necessità, ma soprattutto è un continuo ricostruire gli avvenimenti per impedire che i fatti vengano occultati. In quel 9 settembre affidato alla storia, il nostro narratore aveva soltanto dieci anni ma era già un messaggero scaltro provenendo da una famiglia molto emancipata in cui la politica era un argomento di discussione importante. E in quelle ore concitate non perdeva mai d’occhio suo padre nel pieno di una azione tutt’altro che facile. Sono stati gli atti di coraggio delle piccole comunità, delle singole persone a fare la differenza, spiega oggi Michele Stallone, ricordando che senza quelle gesta di ribellione, quelle azioni popolari, l’Italia non avrebbe mai potuto alla fine della guerra essere tra i Paesi che non avevano perso la guerra.

Quella volontà popolare, quella lotta partigiana, i 600 mila deportati nei campi di lavoro, hanno cambiato il corso della storia, hanno trasformato una nazione in disfatta in una terra di riscatto. In quel 9 settembre del 1943, la reazione della gente di Bari fu talmente forte da far indietreggiare i tedeschi e  riuscire a salvaguardare punti nevralgici compresa Radio Bari, che si è poi rivelata uno strumento importantissimo per gli Alleati. Grazie anche a questa azione di insurrezione che i sindacati dei dipendenti della Pubblica amministrazione “si  dettero convegno negli ultimi mesi del 1944 per gettare le basi del sindacato unitario”, come ha scritto poi lo stesso Pietro Stallone. “Mio padre era un uomo animato dalla forza dei valori patriottici, è stato un eroe discreto, ha sempre rifiutato il clamore, continuando a coltivare la sua incondizionata umanità”.

A ricordare la storica  giornata di Bari c’è una lapide al Palazzo delle Poste della città. In memoria di Pietro Stallone, invece, il capoluogo pugliese ha intitolato una strada e il Comune di Roma un largo nel V Municipio, mentre, come sottolinea oggi Michele Stallone, il paese di origine Bitonto non ha ancora omaggiato la memoria di un suo eroico figlio malgrado le ripetute richieste formulate da più associazioni tra cui i Lions e Nastro Azzurro.

di Paola Caramadre e Antonio Nardelli Foto di Pietro Stallone concessa da Giuseppe Michele Stallone

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