Pinocchio di Mousêion, il Camusac e il Genius Loci: viaggio nel presente

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di Paola Caramadre
Di certo, esiste il Genius Loci. Di certo, da qualche parte, si nasconde una magia, una naturale interconnessione tra le anime, i pensieri, i desideri, le espressioni dell’arte.

Di certo, ci sono rabdomanti che attraversano il tempo, i miti, le fedi, le leggende, alla ricerca di unicità e con il loro potere sanno risvegliare pietre dormienti. E’ così che prende forma “Pinocchio, lo spettacolo del rifiuto” portato in scena dal Mousêion del teatro di Limosa, con la regia di Enrico Forte, presso il Camusac di Cassino.

Le sale espositive e le opere che compongono la fantasmagoria dell’arte contemporanea si trasformano in quinte teatrali, o meglio, in coprotagonisti di una rappresentazione unica e straordinaria. Lo spettacolo si snoda in itinere, come scene che appaiono sul sentiero dell’immedesimazione.

Lo spettatore, coinvolto anche fisicamente nella messa in scena, segue il percorso, cammina insieme ad un Pinocchio che è umano, umanoide, artificiale, troppo autentico, con il naso-scultura e i pattini a rotelle. Ogni personaggio diventa una metafora, una rappresentazione di sé e di altro. Ogni spettatore può leggere una storia propria, ogni sensibilità può mettersi in gioco. Il cammino comincia insieme ad un dolcissimo Grillo Parlante, prosegue incontrando  il Gatto e la Volpe che possono essere letti come una maschera violenta e volgare di certa politica senza ideali, collusa e banale. Il Mangiafuoco diventa un burattinaio di anime che si aggirano nell’acquario senza anima della televisione, quegli spettacoli che accendono nel pubblico i più bassi istinti del voyerismo.

I ciuchini sono dentro e fuori dal presente. Sono coscienti e tristi, sono venditori telefonici, sono vittime della violenza, forse di genere. Il pescatore verde è una geniale rappresentazione che richiama i deserti post atomici e le derive mute della solitudine e la capacità di preservare la tenerezza.

Ogni personaggio incarna una metafora, una fantasia e la scena si fa cupa e si fa lucente ad ogni quadro, tra coreografie suggestive, acrobazie volanti e le opere d’arte che interagiscono, danzano con le ballerine dalle formidabili capacità e incantano insieme ad una sublime fata turchina.

Il Pinocchio portato in scena dal Mousêion raggiunge, anche grazie alla visionaria capacità di intrecciare il teatro all’arte, momenti di commozione. “La natura è bugiarda”, ci avvisa Pinocchio scivolando tra il pubblico. Gli inganni del nostro tempo sfilano come ombre davanti agli occhi. “Voglio tornare un albero, anzi una foresta di alberi” è più di un desiderio, è una metafora che si avvolge come un mantello sulle anime rese nude dall’incontro con la realtà.

Lo spettacolo, progettato dal teatro di Limosa and resextensa dance company – collettivo movement research – opera prima teatro – full of beans – teatri della viscosa – compagnia teatrolaboratorio di Limosa è stato interpretato da Alba Avelli, Elisa Barucchieri, Vera Cavallaro, Agnese Chiara D’Apuzzo, Edda Di Laudadio, Viviana Faiola, Ada Filosa, Stefano Greco, Loredana Iafano, Francesco Lucarelli, Maria Grazia Marrazzo, Mariangela Massarelli, Edoardo Palma, Laura Pece, Silvia Pipponzi, Noemi Rotondo, Zahira Silvestri, Greta Tirelle e Germana Raimondo, con la supervisione coreografica di Elisa Barucchieri, ha collaborato alla regia Hector Gustavo Riondet, la direzione teatrolaboratorio è di Agnese Chiara D’Apuzzo e la direzione scenotecnica di Bruno Treglia. Le musiche e i testi di autori vari, i costumi dell’ensemble, gli allestimenti, logistica curati da Sandra Cardillo Zallo, Maria De Meo, Giovanni Salmeri. Le collaborazioni fotografiche & oggetti di scena di Marcello Dimitrij Avellini, Antonio Faiola, Alessandro Rotondo, Luigi Di Croce. Le foto di scena di Franco De Luca e il video “Gambe corte, nasi lunghi” è di Edoardo Palma. La direzione artistica, drammaturgia e regia di Enrico Forte.

(Foto di Antonio Nardelli)

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