Il falò dei racconti a San Michele

Tempo di lettura: 2 Minuti

di Paola Caramadre e Antonio Nardelli

Il fuoco è acceso, la sera è fredda, la strada silenziosa, dai locali dell’oratorio arrivano le voci di uomini e donne, le risate dei bambini, l’eco dei loro giochi. Lo spirito del ‘paese‘, quella dimensione metafisica, è tangibile, si riscopre intatta nella tavolata imbandita che ci accoglie. Davanti ad invitanti vassoi di bruschette si rompe il ghiaccio, in un attimo San Michele diventa un luogo familiare. Bruno e Anna contribuiscono a metterci a nostro agio, qualche bicchiere di vino riscalda l’atmosfera e rende tutto  più conviviale. Nella parrocchia di San Michele è una serata speciale e tutto contribuisce a creare un clima di festa. Si riattizza il fuoco, si preparano le caldarroste e ci si mette tutti in cerchio per dare inizio ai racconti. Il falò ci riscalda e ci racconta per primo una storia antica che parla di una comunità.

Gli scherzi, le parole, quel senso profondo di ospitalità e di appartenenza, quel riconoscersi come amici, malgrado tutto, al di là di tutto, sono la storia più vera che la comunità di San Michele racconta, ed è una storia che non ha bisogno di una trama, non ha bisogno di colpi di scena, è una storia intessuta di ricordi, belli e brutti, è una storia che torna indietro nel tempo e guarda avanti  fondandosi su valori forti e universali. Ci si aiuta davanti al falò e nella vita di tutti i giorni, il parroco don Mario si rivela il fulcro di questa comunità. Si intervallano racconti di guerra a barzellette, il signor Antonio racconta l’incredibile storia dell’orso Wojtek, il signor Franco inventa bizzarre storielle sul momento, a gentile richiesta Bruno ricorda un episodio realmente accaduto durante la visita dei padri passionisti suscitando l’ilarità generale. Si mangia, si scherza, le ore trascorrono veloci, le caldarroste aggiungono sapore alla serata, ecco “il paese” con il suo immutabile spirito che resiste ad ogni pretesa di progresso e ad ogni solitudine.

Rispondi