Il cavallo senza testa

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di redazione

Le luci dei lampioni pubblici, quella sera, non bastavano ad illuminare a sufficienza i vicoli e le stradine del paese di Sant’Agata di Puglia sferzate da una pioggia battente.

Il silenzio angosciante era spezzato soltanto dal sibilo selvaggio del vento che annuncia l’autunno. Il freddo entrava nelle ossa e faceva tremare anche gli uomini più forti e avvezzi alla vita nei campi. Che serata prodigiosa!

Il cielo incupiva ora dopo ora mostrando nuvolacce nere e furibonde. Non c’era verso di stare tranquilli. Non si poteva nemmeno uscire di casa con quel tempaccio cupo.

Nessuno sarebbe uscito se non avesse avuto un buon motivo e Carlo, purtroppo per lui, ne aveva più d’uno di motivi validi per affrontare la tormenta. Quella sera, mettendo il naso fuori dal portone, Carlo si sentì rabbrividire non solo per il freddo.

Era una notte di luna nera e si era in quel periodo dell’anno che annuncia l’autunno e in cui, dicevano gli anziani, nelle sere di tempesta passavano le processioni degli spiriti dei morti. E soprattutto quella era una sera per il cavallo senza testa. Una figura che aveva tormentato gli incubi di tutti i bambini della zona. Nessuno sapeva bene quale fosse la leggenda dell’equino decollato, ma pare che il suo nitrito di bestia dannata riecheggiasse nelle notti di tempesta per ghermire anime da portare con sé all’inferno. Carlo non ci credeva ovviamente, non era un credulone, e poi se era senza testa come faceva a nitrire? ma quella sera il suo scetticismo era messo davvero a dura prova e chissà perché sentiva tutti i rumori amplificati battere prima nel suo cuore e poi all’esterno di sé.

Si avviò con un fremito di paura per la stradina che porta al castello. Un fulmine squarciò le nubi, un boato fece sussultare il povero cuore di Carlo che si fermò di colpo a riprendere fiato sotto l’arcata di un portone.

Con la mano ferma sul cuore e il capo reclinato a terra respirava a fatica quando sentì lo scalpiccio degli zoccoli di un cavallo lanciato a tutta velocità giù per la discesa. Sentì il nitrito del cavallo sempre più vicino e si nascose facendosi piccolo piccolo e invocando tutti i santi patroni del circondario a protezione. Sentì il cavallo vicinissimo correre via e poi allontanarsi. Non si mosse dal suo nascondiglio fino alle prime luci dell’alba, mezzo morto di paura tornò a casa e ci rimase dandosi malato per molti giorni.

Non venne mai a sapere che il cavallo di don Luciano era scappato terrorizzato dal maltempo e che lo avevano ritrovato in pianura con una zampa rotta e il collo spezzato.

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