Uno speaker di provincia

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di Paola Caramadre
Stasera voglio raccontarvi di quando…
iniziava così i suoi programmi notturni, lo speaker di una radio locale. L’ultima manciata di canzoni pop prima della mezzanotte, intervallata da commenti, a volte, solo da parole.
Mi piaceva ascoltare quella voce vellutata, bassa e intensa, una voce da uomo. Come ti immagineresti la voce di un uomo se ci pensassi senza rifletterci troppo. Una voce così, con il tono di chi si è appena svegliato e ti immagini abbia una barba mal rasata di un paio di giorni, magari anche un impermeabile avana e, forse, potrebbe anche fumare sigarette francesi. Le Gauloises, per esempio. Magari, ad un uno con una voce così potrebbero piacere anche i romanzi esistenzialisti e magari, potrebbe sorprenderti e condurti, mormorando parole dolci, in un cinema d’essai per vedere Jules et Jim.

Stasera voglio raccontarvi di quando…
iniziavano così i programmi del misterioso speaker di un’anonima radio locale.
Stasera anch’io vorrei iniziare così la registrazione dei pensieri della mia vita.
Stasera voglio raccontarvi di quando pensavo che un uomo e una donna potessero essere amici. Non nel senso che intendete voi. No, anch’io ho molti amici in quel senso. No, intendevo proprio amici, quelle amicizie impossibili come cane e gatto, leone e gazzella.
Stasera penso che non sia possibile. Stasera penso che l’amicizia tra uomo e donna sia un’assicella di speranze volubili abbandonata al turbinio della tempesta. Un uomo e una donna non saranno mai amici, se non quanto possano esserlo un leone sazio e una gazzella ingenua.
E’ come se fosse un copione che si ripete all’infinito. Sempre le stesse sequenze, fino ad arrivare alla scena madre, dove un uomo corroso dal tarlo della frustrazione non si imbatte in una donna impazzita per l’insoddisfazione. In mezzo, scorre un fiume di baci, abbracci, giuramenti che poi raggiunge le rapide delle leggi mai scritte che dicono che la donna deve essere accudente, accogliente, comprensiva e che l’uomo debba essere protettivo, sicuro, determinato e dominante.
Le variazioni non sono previste.

Il copione si ripete e se qualcosa va storto, se per sbaglio fosse la donna ad avere un ruolo dominante si troverebbe, prima o poi, a fare i conti con un uomo dagli occhi iniettati di sangue. E se una donna fosse sciatta, brutale e sferzante cosa succederebbe?
Il fiume scorre, tracima, trascina via le dighe, a volte, anche gli argini. Abbatte interi paesi, inonda le vallate, spezza i legami, spezza le certezze. E allora stasera, penso che l’amicizia tra un uomo e una donna sia impossibile.

La voce dello speaker di quel programma radiofonico di insondabili province mi ha sempre suggerito il contrario. Per tanto tempo, riascoltavo la frase iniziale nella mente stasera voglio raccontarvi di quando… e mi addormentavo sulle note sfumate dell’ultima canzone, sempre la stessa come fosse la sigla del programma, che diceva: Aspettami ogni sera davanti a quel portone e se mi chiami amore mi chiamerai per nome. Chissà che occhi avremo, chissà che occhi avrò, ma se mi chiami amore, ti riconoscerò.

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