Qualche brandello di muro è ciò che resta…

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Sono ormai due giorni che non posso far meno di pensare a quanto sia successo a Rieti, ad Amatrice e Accumoli, e nelle Marche, a Pescara del Tronto, dove il terremoto ha distrutto paesi, riducendoli in macerie, ed ha flagellato la popolazione provocando tanti feriti e morti.

Ieri mattina sono stata svegliata da mia madre, che mi ha messo a conoscenza dell’accaduto: un terremoto 6.0 M con epicentro ad Accumoli, in provincia di Rieti, ha devastato il centro Italia. Il terremoto è stato avvertito da Rimini fino a Napoli. Io e la mia famiglia non abbiamo avvertito la scossa, ma per alcuni conoscenti non è stato così: ore 3.36 il terremoto si fa sentire. La terra trema per 142 secondi. Per i miei conoscenti sono state ore di paura, invece per gli abitanti di Amatrice, Accumoli, e di Pescara del Tronto, sono bastati pochi minuti per perdere tutto ciò che avevano, pochi secondi per vedere la loro casa ridotta in un cumulo di macerie, e svegliarsi scoprendo di aver perso i loro cari.

orologio-campanile-amatriceAd Amatrice, in mezzo alle macerie, s’intravede l’orologio del campanile; è fermo alle 3.36, l’ora in cui la terra comincia a tremare. L’orologio diventa il simbolo di una tragedia.

Il telegiornale parla di numeri, numeri che aumentano con il trascorrere delle ore: per adesso parlano di circa 247 morti e 264 feriti. Sono tanti i corpi senza vita rinvenuti scavando con le mani tra le macerie: corpi di bambini, di adolescenti ed anziani.

E poi c’è chi ce l’ha fatta, che continua a non avere pace e si lascia tormentare dai pensieri dolorosi: “Che senso ha questa vita se i cari non ci sono più?” E un pensiero è rivolto anche ai vicini con cui si chiacchierava quotidianamente, gli stessi vicini che sono anche i compagni di un’infanzia vissuta nella semplicità, giocando con cose futili. In questi casi non posso che non essere vicina al pensiero leopardiano “La natura è matrigna”!!! Mi metto nei panni di tutte quelle persone che si sono addormentate con dei progetti per il giorno dopo, o a chi, invece, si è addormentato con il proprio orgoglio senza aver avuto il tempo di chiedere perdono ad un amico, ad un familiare, o al/la proprio/a compagno/a, penso a tutti quei bambini che si sono coricati nel proprio letto godendo degli ultimi giorni di vacanza, penso a quelle mamme, alle nonne, ai padri di famiglia, e mi sento vicina ad ognuno di loro, perché una cosa del genere può accadere a ciascuno di noi.

E poi mi tornano in mente le parole della povera Giulietta, una signora di 97 anni, che piange la sua casa distrutta dal terremoto, e a nulla servono le parole di conforto dei soccorritori.

Mi torna in mente il coraggio di una nonna che salva i suoi due nipotini, di 4 e 7 anni, sopravvissuti a Pescara del Tronto, perché nascosti prontamente sotto il letto, invece suo marito non ce l’ha fatta. Eh sì perché il terremoto è anche questo: chi si salva non sempre riesce a farlo ricomponendo il proprio nucleo familiare.

E poi, non posso non pensare a quel bambino di soli 8 mesi, la vittima più piccola del terremoto. A questa età non si dovrebbe vedere l’orrore, non si dovrebbe provare paura.

Così come non ce l’hanno fatta tanti altri bambini: i due gemellini di 7 anni, morti ad Amatrice. Non ce l’ha fatta nemmeno il bambino di 11 anni, il quale, gridando aiuto, aveva richiamato l’attenzione dei soccorritori.

Sono immagini agghiaccianti quelle che restano di questo terremoto, e non servono parole per esprimere il dolore, perché il dolore è impresso nei volti dei sopravvissuti, o negli occhi del cagnolino salvato, che si spaventa con l’arrivo del camion dei vigili del fuoco.

Ma se c’è una cosa di cui posso essere ancora orgogliosa, è che in questi momenti orribili c’è ancora la solidarietà umana, grazie alla quale si può lenire il dolore: sono tanti i volontari partiti da vari paesi per prestare il proprio soccorso alle vittime del terremoto, tanti i vigili del fuoco, protezione civile, carabinieri, polizia, corpo forestale. In varie province, si sta provvedendo nella raccolta di indumenti, cibo, farmaci, e di tutti quei beni di prima necessità indispensabili in questo momento critico; inoltre, tante sono le donazioni di sangue che giungono nei vari ospedali.

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