Storie sotto l’ombrellone

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di Bruno Di Placido

Sono in spiaggia sotto l’ombrellone. Leggo rilassato, la mia famiglia è al mio fianco, ognuno alle prese con i propri passatempi. Qualche fila più distante c’è un’altra famiglia, mamma, padre e figlio. Sono stati tranquilli e silenziosi finora. Poi arriva una coppia di amici loro, moglie e marito, e da questo momento inizia un’altra storia.

Nel giro di qualche minuto sono costretto a interrompere la lettura, non ci sono più le condizioni per continuare. Sono contrariato, ma non posso pretendere di avere una spiaggia tutta per me. Cerco di fare di necessità virtù, può darsi che ne venga fuori qualcosa di bello e costruttivo. Intanto i nostri vicini cominciano a parlare ad alta voce. Decantano le loro virtù guardandosi intorno in cerca di consenso.

Mi rendo subito conto che sono in presenza di persone abituate a fare le cose per bene, gente facoltosa che frequenta solo persone di pari livello. Una delle due signore inizia ricordando il memorabile catering organizzato in occasione del compleanno del figlio di cui, nonostante siano già passati un paio di anni dall’avvenimento, in città ancora ne parlano. Subito dopo inizia la gara a chi ha soggiornato nei posti più lussuosi. Ovviamente non basta l’Italia, una volta coperta in lungo e in largo sono costretti a passare oltre. Europa, America e gli altri continenti che già ricordarli è un’impresa. Ripassata tutta la cartina geografica e i relativi viaggi, decidono che sia giunto il momento di ricordare anche le loro altolocate conoscenze. Uno dei due uomini vince la gara per distacco in quanto asserisce tenacemente di essere amico del direttore di ben sei McDonald’s, di essere cresciuto con il titolare di una famosa catena di alberghi che ha strutture in tutto il mondo e di essere compare di un importante dirigente della Fiat. E, giusto per rincarare la dose, informa che la settimana prima ha partecipato a una cena in cui c’era anche De Laurentis, grande produttore cinematografico, nonché presidente del Napoli calcio. Avrebbe sicuramente continuato se non fosse stato interrotto dalle signore che stavano decidendo su dove cenare insieme la sera stessa.

Penso che problemi di soldi non ce ne siano da ambo le parti, bisogna solo individuare il locale più adatto. A questo punto sostituisco il nervosismo con la curiosità. L’uomo di mondo riprende la parola e, gonfiando il petto, inizia a proporre: «Fatemi capire, volete un posto bellissimo con una terrazza vista mare? Non so, una collinetta stupenda dove fanno una tagliata che è la fine del mondo? Un ristorante elegante e lussuoso? O un locale più sul rustico? Ditemi, carne o pesce? Dove volete vi porto, non c’è problema…». Non è facile prendere una decisione. Continuano a discuterne ancora per qualche minuto, anche perché nel frattempo aggiungono un altro paio di soluzioni. Mi accorgo, però, che l’euforia è un po’ scemata, saranno pure stanchi dopo tanto viaggiare… Finalmente arriva la decisione giusta, unanime, inequivocabile, che rende felice tutti: «Takeway sulla lungomare!». Spaghetto alle vongole a cinque euro la porzione, un vero affare. Ma non solo, essendo il proprietario suo intimo amico gli consente anche di sedersi.

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