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Viaggio di un adolescente

«… è un viaggio che consentirà ai ragazzi di intuire che direzione potrebbe prendere la loro vita. Capire la differenza che c’è tra mestieri e passatempi. Abituarsi a cavarsela da soli, comprendere le esigenze degli altri, relazionarsi con la società tutta.

Questa è liberta signori… Allargare i propri orizzonti, scoprire nuovi mondi. Verificare se si può vivere lontano dalle coccole di mamma e papà. Prolungare ancora di qualche giorno oppure tornarsene alle proprie cose consapevoli che un viaggio resta un viaggio e che la vita resta vita.

È un viaggio che servirà anche o forse più a voi, cari genitori. Avete donato ai vostri figli le radici per crescere ora dovete fargli un altro di dono: le ali per volare».

La professoressa continua ma io non l’ascolto più. Leggo sul pannello addossato alla parete di fronte il teleindicatore degli arrivi e ho un sussulto: From Dublin 11:22 EI450 landed. È quel landed che mi preoccupa. Poi mi fanno la traduzione e finalmente mi libero del malloppo che mi opprime la gola da qualche settimana.

L’aereo è  atterrato.

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