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Verde naja

naja

naja

C’è stata una cartolina verde che ha fatto piangere milioni di madri italiane, almeno fino agli anni 2000. Il suo arrivo significava che il loro bambino, neo maggiorenne, doveva partire militare, rasare i capelli, stare un anno lontano da casa; poiché se gli diceva male un siciliano, ad esempio, si ritrovava in Friuli.


Al dolore di mamma e alle lacrime delle fidanzate (candidate al concorso “Miss Cornuta”) vi era la soddisfazione dei papà. Quest’ultimi, vi erano passati e sapevano che i loro figli partivano bimbi cresciuti e ritornavano uomini. Infatti avrebbero fatto esperienza militare, ottenuto la prima paga, ma soprattutto era esperienza di vita. Qualcuno furbo e lontano da casa sicuramente, usufruendo del fascino della divisa, si sarebbe trovato un “Tosetta” di compagnia e convenienza (non c’era mamma a lavare i panni).


Le stazioni italiane, hanno raccolto fiumi di lacrime di madri e fidanzate, quest’ultime pronte ad una vita di clausura per rispetto del moroso che serviva lo stato, ignare degli intrighi del proprio lui.
Ma la “NAJA”, come la chiamavano, aveva il suo fascino.


Ora se non fosse stata abolita avrebbe un sapore diverso, le giornate di treno sarebbe accorciate da voli last minuti, con distacco minore da amici e parenti. Le chiamate rapide dalla cabina a gettoni sostituite da lunghissime video chiamate. E le fidanzate? Bè andrebbero insieme al proprio ragazzo, in fin dei conti ora ci sono donne in difesa di cui dobbiamo andare fieri.


Con la leva obbligatoria, però, sono spariti anche sfottò ai giovincelli, del tipo: “Se la naja ancor non ti disturba, godi la bella vita finché puoi. Quando anche tu diventerai povera burla, allor ti canterò son casi tuoi”.

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