Uno stipendio non vale tanto

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di Paola Lombardi

“Dov’è la mia giacca?”, chiese con una voce carezzevole alla moglie.
Nell’appartamento non c’era nessuno oltre loro due. Le imposte erano chiuse e da fuori non arrivavano che vaghi rumori. Nel quartiere tutti dormivano.
“La giacca…” disse a mezza voce la donna riflettendo e poi aggiunse: “A cosa ti serve la giacca?”, sulla spalliera del divano era già pronta la tuta da lavoro che la donna prese a fissare.
Con la voce incerta l’uomo disse: “Domani mattina… andrò in tribunale”, senza aggiungere altro.
“A fare cosa in tribunale?”, la donna assunse un’espressione preoccupata.
“Mi hanno chiamato a fare da testimone”.

La moglie lo guardò con un velo di disperazione sugli occhi.
“Per chi testimonierai?”, chiese con un’ansia crescente dipinta sul volto.
“Per i miei colleghi, li hai conosciuti” e non aggiunse altro, pronto a rinserrare le spalle e ad incassare le rimostranze della moglie.
“Quei due falliti, quei due sciagurati. Noi non ce lo possiamo permettere di restare senza lavoro. Ti farai licenziare. Licenzieranno prima te e poi loro, perché loro sono protetti dal sindacato e tu sei un povero fesso e basta. Quei due non vogliono lavorare, tu invece devi per forza perché già così non ce la facciamo ad andare avanti”.

L’uomo fece un gesto, allungò la mano a sfiorare il polso della sua donna e lo prese. Inspiegabilmente sorrise e le rispose: “Forse hai ragione tu, ma quello che succede dentro quel capannone lo vedo io, io lavoro con loro. E nemmeno io sono felice del modo in cui lavoriamo. Non ci possiamo nemmeno guardare in faccia. Non possiamo nemmeno andare al bagno quando ci serve. Uno stipendio non vale tanto. Non meritiamo di essere trattati così. Il caporeparto ci disprezza tutti alla stessa maniera. Io domani in tribunale ci vado”.

“Io preferirei che non andassi”, disse la moglie con il tono aspro di chi non ammette repliche.
“E comunque adesso andiamo a dormire”, si dissero entrambi.
Spenta la luce, l’uomo non prese sonno. Rimase immobile nel letto paralizzato dai suoi stessi pensieri. Si chiedeva perché gli altri colleghi, testimoni quanto lui, si fossero rifiutati di andare in tribunale. Tutti adducevano scuse, adesso non solo evitavano di parlare con i due del sindacato, escludevano anche lui. Sarebbe rimasto davvero senza lavoro? E perché avrebbero dovuto licenziarlo? Non aveva nemmeno una lettera di richiamo, nemmeno un ritardo di cinque minuti, come avrebbero fatto a licenziarlo? Eppure si vedeva davanti a un bivio. Se fosse andato in tribunale, avrebbe perso il posto di lavoro. Non saperlo era davvero da stupidi. Ma ormai aveva dato la sua parola e non poteva tirarsi indietro. Non riuscì a dormire nemmeno per pochi minuti che la sveglia suonò.

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