Peggio di una sorella

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Avere una sorella è come avere un cataclisma a portata di mano. O meglio, avere una sorella come la mia è avere un cataclisma che ti rovina costantemente la vita. Nelle ultime settimane, perché non bastava doverla sopportare a casa, ha preso l’abitudine di passare a trovarmi dove lavoro. Il motivo è perché la sede si trova sul corso e perché lavoro di pomeriggio quando gli altri staccano.

L’altro giorno è arrivata spalancando la porta e facendo trasalire me e le mie colleghe che non si sono ancora abituate ai suoi modi irruenti. Come nulla fosse si è seduta e dopo averci squadrato tutte e tre per qualche minuto sbotta:
“Ma tu che fai per Natale?”
Non avevo nemmeno capito che ce l’avesse con me visto che non mi stava guardando. Nel silenzio generalizzato, torna alla carica:
“Allora che fai a Natale?”
E mi guarda con quell’espressione di fastidio che sembra ripetere “ma perché mi doveva capitare una sorella scema”. Allora intuisco che c’è qualcosa sotto e mi metto sulla difensiva.
“A Natale esco”. E lei, furba: “Ma come, proprio quest’anno non lavori?”
Resto zitta e torno a concentrarmi sul mio lavoro anche se ho i nervi a fior di pelle.
“Senti, io parto il 23 dicembre e torno il 4 gennaio, ti posso lasciare i cani?”
L’ha detto, pensavo che ci ripensasse che non dicesse niente e invece l’ha detto.
Mantengo la calma, respiro lentamente e le rispondo: “Ti ho appena detto che anch’io per Natale andrò fuori qualche giorno, i tuoi cani non li posso tenere”.
Le mie colleghe trattengono il fiato e mia sorella imperturbabile non si scompone, guarda dritto di fronte a sé e dopo qualche minuto sentenzia: “E dove pensi di andare per Natale?”
“Esco” rispondo decisa.
Dopo un paio di minuti di silenzio, mia sorella muove le labbra e dice: “Allora ti lascio i cani, va bene?”
“No, ti ho detto di no, non ci sarò per Natale uscirò anch’io, non posso portarmi dietro i tuoi cani, hai capito?” E ormai il mio tono di voce ha raggiunto picchi da rissa allo stadio.
Quella statua di serafico amor proprio di mia sorella, mi guarda leggermente contrariata e mi dice: “Vedi, hai un pessimo carattere, parlare con te è impossibile. E poi sei sempre stata così egoista”.
Non le rispondo, le mie colleghe ci guardano e sogghignano e io vorrei sprofondare sotto il pavimento. Per questo resto in silenzio, per questo non dico niente. E nemmeno mia sorella dice niente, ma se mi illudevo che la sua carica d’assalto fosse finita mi sbagliavo.
“Allora ti vado a prendere le crocchette per i cuccioli, te li porto il 21 così hanno tempo di ambientarsi e non soffrire troppo la mia mancanza, sapevo di poter contare su di te. Grazie”
E sfoderando un sorriso carico di leggiadria e riconoscenza si avvia verso la porta. “Ciao ragazze, e mi raccomando non lavorate troppo”.

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