Nessuno tocchi i ricordi

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di Laura De Santis
“C’è da perdere la ragione, c’è da perdere la ragione”, la signora Odette si lambiccava il cervello davanti al cassetto della scrivania in stile art deco. Annaspava con le mani tra le cianfrusaglie accantonate nell’interno del cassetto di legno. Agitava e tormentava ninnoli, pezzi di stoffe, scatole di bottoni, rimasugli di candeline di compleanno e nastri colorati mescolati e intrecciati insieme a chiodini di vario spessore e diversa gradazione di ruggine. La signora Odette si agitava agitando quegli oggetti che somigliavano a rifiuti intrappolati nelle reti dei pescherecci. Per la signora Odette non erano affatto immondiziaimm impolverata, ma piuttosto i ricordi più importanti della sua vita e per questo li conservava in quello strano modo. Le piaceva aprire il cassetto e pescare, senza guardare, un oggetto. Portarlo alla luce, osservarlo e farsi illuminare dal ricordo che il ninnolo o il bottone poteva riaccendere. Quella variegata selezione di oggettini non era altro che un pulsante per far tornare indietro la ruota della vita.

La signora Odette tornava ad essere la sbarazzina Odette quando si lasciava scivolare tra le dita il nastro azzurro a pois bianchi della sua prima giovinezza. Quel giorno la signora Odette continuava a portarsi le mani alle tempie e a tormentarsi per l’improvvisa scomparsa del moncone di una candelina che aveva illuminato il suo primo compleanno da donna sposata. Apriva e chiudeva il cassetto, ma della candelina nessuna traccia. Non poteva essere scomparso. Un sospetto le balenò nella mente: qualcuno era entrato in casa. Si spaventò per quel pensiero e si mise a riflettere sul da farsi. Telefonò alla stazione dei carabinieri per denunciare il furto della candelina consumata. Non la presero molto sul serio. Per dovere, forse, si presentarono alla sua porta due carabinieri in divisa. Le fecero qualche domanda senza troppo interesse. Le chiesero se avesse dei sospetti e Odette, piccata, rispose che se ne avesse avuti non avrebbe chiamato loro. Prima di andarsene uno dei carabinieri le chiese: “Signora, mi scusi, ma cosa se ne fa di una candelina? Forse, l’avrà buttata senza rendersene conto”. “Se ne vada!”, gridò offesa Odette. “Come si permette? Sono i miei ricordi quelli, sono i miei ricordi! È la mia vita!” e scoppiò in lacrime per il suo passato ormai lontano.

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