Mario, Elvira e io

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di Paola Lombardi

“Noi lì non ci andremo”. Mi sembrava di sentirla la voce di Elvira che, con il suo tono nasale e stridulo, mentre guardava dritto negli occhi Mario gli intimava di non muoversi affatto.
I rapporti umani sono fatti anche di questo, di equivoci, di fraintendimenti e di mancanza di sincronicità. Tutto è iniziato quando ho inviato un messaggio a Mario per invitarlo a trascorrere la serata insieme. Il testo del messaggio era semplice “Ci vediamo? Facciamo una cosa tra noi?”.

Con questa frase non intendevo certo escludere la sua fidanzata. Ma Elvira ne ha fatto una questione personale. “E cosa facciamo tra noi stasera?” quando ho ricevuto il messaggio di risposta di Mario non avevo di certo intuito che a scriverlo era stata la fidanzata e così ho risposto “Niente, andiamo a bere una birra”. Poi silenzio per tre o quattro ore. Alla fine mi telefona Mario: “Non puoi capire che cosa hai combinato con quel messaggio. Elvira è su tutte le furie. Dice che sei una brutta persona e che lei l’aveva sempre intuito ma finora ti aveva tollerato per rispetto nei miei confronti”.

Io ascoltavo incredulo e forse troppo disattento perché ho aggiunto: “Aspetta chiamo Elvira, le spiego che non volevo escluderla ma era sottinteso che ci fosse anche lei”. “E’ furiosa”, mi avverte Mario ma io sprezzante del pericolo la chiamo lo stesso. “Senti mi ha chiamato Mario è stato tutto un equivoco ho inviato il messaggio a lui ma intendevo anche te”. “Grazie, ma non devi giustificarti e comunque Mario non aveva nessun diritto di venirti a spifferare le nostre discussioni private. Dimmi la verità… che cosa ti racconta di noi due?” Mi sento in pericolo e rispondo diretto: “Niente”.

“Ah, niente, però ha trovato il tempo di dirti che sapevo che non mi volevi tra i piedi e mi hai risposto che sareste andati al pub solo perché sapevi che ti avevo risposto io con il numero di Mario. Comunque non mi servono le vostre bugie. Ho capito tutto. So benissimo che quando io non ci sono tu ti porti Mario in giro fino alle tre di notte e non so che cosa combinate. Ma sappi che se scopro con chi vi vedete non la passerete liscia”. “Guarda che non andiamo da nessuna parte, comunque se vi va stasera potremmo andare al pub e basta. Non penso di dovermi giustificare”.

E decido di riattaccare. Dopo dieci minuti mi richiama Mario. “Ma che cosa le hai detto? Sei impazzito? Perché hai detto a Elvira che quando lei non c’è noi usciamo fino alle tre di notte? Come ti è venuto in mente?”. “Io non le ho detto niente del genere, è lei che ha accusato me di portarti in giro fino alle tre di notte. Non le ho detto niente”. “Senti se volevi farmi litigare con la mia ragazza ci sei riuscito”. Stavolta è una questione di principio.

Richiamo Elvira: “Perché mi accusi ingiustamente? Vi avevo solo invitato a trascorrere la serata insieme, tutto qui. Ma se avessi saputo a cosa andavo incontro sarei rimasto da solo a casa volentieri”. Nel giro di un quarto d’ora mi richiama Mario: “Scusami, Elvira mi ha spiegato. Allora ci vediamo dopo per le nove va bene?” “Va bene”, rispondo ormai a malincuore. Ma non potevo immaginare che nella casa a cinquanta metri dalla mia si stava per consumare una sceneggiata degna di una fiction. “Tu stasera resti a casa con me, hai capito Mario. Noi non andremo da nessuna parte”. In effetti mi sono sempre chiesto perché io e Mario ci telefoniamo quando potremmo semplicemente parlarci da finestra a finestra.

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