Mani troppo grandi

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di Laura De Santis
“Certo che hai proprio le mani grosse”, una punta di stupore nella voce di Silvana nel constatare che le mani di sua sorella sono proprio grosse. Non tozze perché le dita sono lunghe, ma hanno una circonferenza tale da poter indossare solo anelli da uomo. E il palmo! Anche il palmo è largo, squadrato.

Eleonora si guarda le mani, prima il dorso poi il palmo. Effettivamente ha delle grandi mani, ma non ci aveva mai pensato. “E sono brutte?”, chiede titubante alla sorella maggiore.
“No, cara, non sono brutte ma sono grandi, maschili ecco!”, risponde Silvana che la guarda con un sorriso accondiscendente.
Eleonora resta in silenzio, si rimira le mani, poi pensa che è ora di andare a fare la spesa. “Va bene, io vado in paese a prendere la frutta e il pane. Vieni con me?”
“No, resto un po’ a casa. Mi piace così tanto essere qui a godermi il sole”.

Eleonora non le risponde nemmeno. Pensa alle sue mani grosse mentre si avvia sulla strada a piedi. Non le piace prendere la macchina per piccoli spostamenti, preferisce camminare anche se riporterà a casa buste pesanti. In paese la conoscono tutti, la salutano e tutti, immancabilmente, le chiedono di sua sorella. Tutti incuriositi da questa sorella maggiore che non si fa vedere quasi mai in paese. Eppure tutti la ricordano. Con questo pensiero in testa Eleonora torna a casa. Non le è venuto in mente di dire che sua sorella era a casa e che la stava aspettando. E non sa perché ha omesso questo particolare. Pensa a questo mentre rientra in casa. Da lontano sente parlare. Pensa ci sia qualcuno. Invece, aprendo la porta socchiusa si accorge che è la sorella che parla al telefono ad alta voce.

La saluta appena con un cenno e un sorriso e poi scompare dietro la porta del soggiorno. Eleonora dispone la frutta in un cesto sul tavolo e inizia a preparare il pranzo perché ha fame ed è abituata a mangiare a mezzogiorno e mezzo. Mentre affetta le zucchine, sente la voce gioiosa della sorella dire: “Hai lasciato andare questa casa. Era così bella, adesso è diventata proprio degradata. I mobili erano così eccentrici e armoniosi. Adesso invece li tieni in modo tale da farli sembrare fuori moda”. Eleonora si guarda intorno, smette di affettare le zucchine e pensa tra sé che non ha toccato niente in quella casa negli ultimi dieci anni.

Ha tenuto a posto i mobili e non li ha spostati di un millimetro e che per lei la casa è rimasta esattamente come era. Anzi, Eleonora pensa di aver fatto del proprio meglio per fare in modo che la casa rimanesse intatta. Per questo non risponde affatto a Silvana. Si limita a guardarla con il coltello in mano. Riprende la preparazione del pranzo e socchiude gli occhi.
La sorella la osserva e continua: “Dovremmo creare più luce, per esempio, dovremmo ingrandire le finestre del soggiorno”.
Eleonora si stupisce dell’improvviso noi che la sorella pronuncia e non comprende esattamente tutte le parole e tutti i progetti di ristrutturazione che Silvana enuncia. La sente soltanto dirle ad alta voce: “Ma mi hai sentito? Vedi come sei? La solita distratta. Ecco perché ti sei ridotta così. Che cosa hai fatto della tua vita? La badante ai nostri genitori e basta. Io invece ho studiato, ho viaggiato, ho incontrato molte persone, ho lavorato e tu? Tu cosa hai fatto?”
Eleonora ha sempre dimostrato fin da piccola di avere un forte senso pratico. E’ per questo che le assesta un ceffone in pieno viso. “Hai ragione Silvana, ho proprio le mani grandi”. E sorride mentre la sorella, offesa, la guarda come fosse pazza premendosi forte la mano sulla guancia dolorante.

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