Le mezze stagioni

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di Laura De Santis

Anni fa, ascoltare la frase “non ci sono più le mezze stagioni“, pronunciata con tono lamentoso, mi faceva inorridire. Guardavo fuori e assaporavo il tepore del primo sole di primavera, osservavo le prime gemme sui rami oppure le suggestive varietà cromatiche delle foglie ingiallite. Le mezze stagioni c’erano, altro che no! Le care signorone chic che si lagnavano non solo non ne avevano alcun diritto, ma non avevano la benché minima base empirica sulla quale fondare la loro teoria.

Mi sono sempre ripromessa di non lasciarmi incantare dalle teorie negazioniste delle mezze stagioni. E invece… invece dal mese di marzo di quest’anno mi lamento e mi sembra di giocare alla roulette russa con l’armadio. Un giorno ci sono temperature da area sub sahariana e io sono vestita come un gesuita al polo nord, il giorno dopo il clima è da transiberiana in inverno e sono vestita per un the nel deserto. Nello stesso giorno piove, c’è il sole, poi grandina, poi torna il sereno, poi fa caldo, poi freddo, poi si suda, poi si gela, poi si brina poi ci si sbrina.

E meno male che in un giorno ci sono solo 24 ore! E se fossero state di più? L’altalena climatica mi sembra più instabile dei mercati internazionali. Il risultato è che ho il raffreddore perenne e la gente mi chiede se sono allergica! No, non sono allergica! È solo che non ci sono più le mezze stagioni! Ecco l’ho detto! L’ho detto anch’io!

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