La più imponente opera filantropica di tutti i tempi

img

“Mi aspetto molto da lei, tutti si aspettano molto da lei”, furono queste le parole introduttive del discorso che il primo ministro rivolse al responsabile nazionale della pubblica istruzione. L’occasione del discorso fu data da un colloquio, privato, richiesto dal suddetto responsabile nazionale. L’incontro fu organizzato con mesi di preavviso e, per questo, il primo ministro fu nelle condizioni di pronunciare proposizioni di senso compiuto. Il primo ministro fu, in quella circostanza, anche in grado di imparare a memoria il discorso elaborato, con dovizia di avverbi e aggettivi, dagli addetti alla comunicazione del governo.

Senza entrare nel dettaglio, l’arzigogolata dissertazione comportò un’analisi piuttosto superficiale della società contemporanea. Come il volo di un gabbiano, radente una discarica, le parole del primo ministro lambirono i grandi temi della civiltà umana, sfiorandoli appena. Il primo ministro scandì, a più riprese, i nomi di Platone, Aristotele e Kant stupendosi, egli per primo, di averne citato il pensiero. Infine, dopo un lento e, per la verità, scarsamente utile excursus tra i meandri della filosofia, si arrivò al nocciolo della questione. Il primo ministro comprese che quello fosse il momento più adatto per riprendere fiato e schiarirsi la voce. Il responsabile della pubblica istruzione si agitò, l’agitazione lo portò a spostare il considerevole peso del proprio corpo dal piede destro a quello sinistro e a grattarsi con indice e medio della mano sinistra il mento. Sbattè le ciglia e fissò gli occhi sul neo impresso sulla guancia destra del primo ministro, il quale si avviò ad andare in fondo al complesso discorso fin allora espresso.

“Allora, lei sa di essere ritenuto dal governo un validissimo collaboratore. Lei sa fino a che punto si spinge la fiducia del governo nei suoi confronti. Lei sa, quindi, che tale fiducia deve ritenersi ben riposta e che, quindi, il governo, che io rappresento, non potrà tollerare fallimenti. L’incarico che le sto chiedendo di sostenere è complesso, grave e difficile. Io la conosco personalmente e sono fortemente certo di conoscere le sue solide capacità filantropiche. Io so che dentro il suo animo si nasconde la magnanimità del grande benefattore e per questo il governo si aspetta grandi cose dal suo operato. Io, mi aspetto grandi cose”, il primo ministro osservò lunghi secondi di silenzio. Poi, rinfrancato dal sudore che scendeva copioso dalla fronte del responsabile nazionale, proseguì arrivando al culmine: “Lei ha il grave compito di compiere una grande azione di pura filantropia verso la specie umana, lei ha l’ingrata missione di preservare il nostro solerte popolo dall’infelicità. Segua il mio discorso, carissimo”, il primo ministro compì un gesto che rivestì di fremente soddisfazione il responsabile nazionale che si sentì toccare, con la mano nuda, sulla spalla sinistra. Con la mano saldamente poggiata sulla spalla del responsabile nazionale della pubblica istruzione, il primo ministro illustrò: “Che cosa rende spiacevolmente difficile la vita del popolo? Le aspirazioni. I desideri, i sogni e le illusioni. Ebbene, noi, e questo compito spetterà a lei, priveremo il popolo di tutto questo. Gradualmente ridurremo le conoscenze del popolo, gradualmente impoveriremo la sua cultura generale, gradualmente elimineremo inutili sentimenti.
Peraltro negativi e dannosi alla società tutta.

Bisogna mettere il popolo al riparo dall’infelicità e la pubblica istruzione può fare molto. Anzi, porterà a compimento la più grande opera di pura filantropia che sia mai stata progettata. E sarà lei, carissimo, a restare, con il suo nome, impresso nella storia come l’artefice della sola beneficenza di cui il popolo abbia bisogno. La sua missione sarà tagliare, eliminare, ridurre, condensare, appiattire, democraticizzare la cultura. A cosa serve leggere un libro intero, quando ci si può beare con un riassunto? Il governo crede in lei. E lei non tradirà la fiducia del governo”, con queste parole il primo ministro sollecitò i valletti a condurre fuori il responsabile della pubblica istruzione.
L’uomo si ritrovò nel corridoio silenzioso, strinse in mano dei fogli, accartocciati e inumiditi dal sudore, nei quali aveva, nel corso dei mesi precedenti, compilato un elenco delle inefficienze della classe docente. Tra sé benedì, uno per uno, quegli uomini e quelle donne che avevano dato prova di profonda ignoranza e di totale incapacità nello stimolare l’apprendimento e si suggerì di promuovere a dirigente della pubblica istruzione quel tale professore che cercò, nella biblioteca centrale dello Stato, Jacopo Ortis come autore dell’opera “Le ultime lettere”. , si disse, sarà il dirigente perfetto per l’incarico affidatomi.

stampa
Tag:

1 Comments

Comments are closed.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie anche di terze parti per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi