La fermata dell’autobus

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di Paola Lombardi
Sale sull’autobus tutte le mattine alla stessa ora. Oreste aspetta quel momento come se fosse di vitale importanza. Alla quarta fermata trattiene il fiato, alla quinta il suo cuore sembra sul punto di esplodere. Lo sente tumultuoso nel petto come un cavallo selvaggio che scalpita. Le porte si aprono e Oreste guarda fisso le persone che salgono senza muoversi. Ogni pensiero gli muore in gola proteso nell’attesa di lei. Oreste sale al capolinea e sceglie accuratamente il suo posto per poter guardare passando inosservato i passeggeri al momento della salita. Aspetta lei che sale alla quinta fermata, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, alla stessa ora. Alla quinta fermata tutti i posti sono occupati e lei resterà in piedi. Per Oreste è bellissima così alta, con i capelli ricci, la pelle scura e lo sguardo rivolto ad un mondo lontano. Gli orecchini enormi e tintinnanti di metallo sono la colonna sonora della vita di Oreste. Non le ha mai rivolto la parola. Non vorrebbe nemmeno farlo. Ad Oreste basta vederla, osservarla con attenzione, come si fa con le statue nei musei.

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