Il mistero della 325

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di Paola Lombardi
Un grido riecheggiò nel corridoio del terzo piano. In molti accorsero alla stanza 325 da cui ipotizzarono fosse arrivato l’urlo sospetto. Qualcuno osò bussare e la modella svizzera che alloggiava lì aprì la porta stupita di vedere tutte quelle persone. Con malcelato fastidio e un profondo disappunto invitò tutti ad andarsene telefonando alla reception per far sgomberare gli ospiti curiosi e recalcitranti. L’incidente non passò inosservato e accese la fantasia dei vacanzieri.

Tutti si presero la briga di dare la propria versione dei fatti in merito al misterioso grido, ma il personale dell’albergo non diede nessun indizio utile a definire l’accaduto. Qualche mattina dopo, all’improvviso, si verificò di nuovo, un urlo emesso da una voce femminile scosse l’albergo. La provenienza del suono, per molti ospiti, non poteva che essere la stanza 325. Ognuno uscì dalla propria stanza. Un coraggioso chiuse la mano a pugno e batté sulla porta. Dall’interno nessun rumore. Trascorsero alcuni secondi, forse minuti, ma nessuno venne ad aprire. Il panico serpeggiò tra gli ospiti e si mandò a chiamare la direzione dell’albergo.

Il responsabile, un bell’uomo sulla cinquantina, con calma tranquillizzò i vacanzieri: “La signorina è uscita. Non è in stanza. Invito tutti ad allontanarsi da qui”. La folla protestò rumorosamente. “Ma l’urlo? L’abbiamo sentito tutti. Cos’era? Proveniva da qui. Ne siamo sicuri”. “Mi dispiace signori. Credo abbiate frainteso. La signorina è nostra ospite da molti anni, è una persona nota e non vuole essere importunata da curiosi e quant’altro. Desidero poter contare sulla vostra discrezione”. La ramanzina del direttore ottenne l’effetto sperato, ma la curiosità animò i giorni successivi.

Con l’udito in allerta, gli ospiti dell’albergo trovarono mille scuse per passare davanti la 325. Alcuni giorni dopo, la modella svizzera lasciò l’albergo. Nella hall si radunarono molti ospiti per assistere alla sua partenza. I facchini portarono tre valigie ricolme che facevano parte del bagaglio della nota modella. La ragazza di innata bellezza arrivò indossando enormi occhiali neri e un cappello a tesa larga. Non degnò neppure di uno sguardo i curiosi ospiti dell’albergo. Sorrise al direttore che le parlò e in quel momento si sentì il grido che aveva alimentato la curiosità dei vacanzieri. Si guardarono tutti l’un l’altro.

La modella sorrise in modo enigmatico e la folla radunata nella hall si avvicinò. Fu allora che capirono che la modella non aveva in mano una borsa ma una piccola gabbia. All’interno c’era una piccolissima scimmia che si guardava intorno curiosa. La folla scemò, il direttore salutò affettuosamente la giovane ospite e gli addetti scortarono la modella fino alla vettura già in moto che l’attendeva.

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