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Gli ultimi istanti del dittatore

Foto di Yuri_B da Pixabay

Come vive gli ultimi istanti della sua vita un dittatore? Lo so che siete curiosi, ma non lo saprete mai. Tanto ognuno la racconterà a modo suo; i miei detrattori diranno che sono stato codardo, i miei seguaci che me ne sono andato da eroe. La verità è che l’unico che sa come mi sento sono io, e da questo punto di vista mi godo il mio ultimo privilegio.

Non sono lontani i giorni in cui la notte mi svegliavo di soprassalto, tutto sudato. Gli stupidi avrebbero tirato in ballo la coscienza, le persone serie lo stress dovuto ai miei alti impegni istituzionali. Adesso non servo più. Dov’è lo stuolo di persone che correva al mio capezzale, pronto a sostenermi e ad assecondarmi su tutto? Che vile destino l’uomo, capace di rendersi schiavo per quattro spiccioli o per un po’ di gloria e disposto a tradire per molto meno.

Non vi arriverà niente di ciò lo so, vedo il mio carceriere irrequieto, chissà quali ordini avrà ricevuto, faccio ancora tremare il mondo. I pensieri affollano la mia mente alla rinfusa, però mi aiutano a ingannare il tempo. Io che non ho mai ingannato nessuno, perché lo grido al mondo intero che non ho mai ingannato nessuno. Ho governato, con le mie idee ma ho governato. E poi sul piedistallo non mi ci sono messo da solo, ci hanno pensato gli altri. E dove sono ora le folle oceaniche che mi osannavano? E tutti coloro che parlavano di perdono, pentimento, di porgere l’altra guancia? Mi rendo conto che sto mischiando un po’ le carte, ma vorrei vedere voi al posto mio. Ma voi non siete me. Gli uomini non possono perdonarmi e non potendomi perdonare saranno costretti a ricordarmi per sempre. Lo potranno fare in minima parte, solo quando un altro come me oscurerà il mio ricordo. E pensare che c’è stato un tempo in cui il mondo rotolava ai miei piedi. Cosa lascio? Il nulla. Lo so, avrei dovuta dire una montagna di merda, ma non sono così volgare. È difficile respirare in questo bunker. Perché non la facciamo finita subito? Veleno o pistola? Un po’ di umanità… Ho ammazzato qualcuno, è vero; più di qualcuno, tanti; ma erano tutti oppositori, non persone qualunque. Ma non è il numero il problema. Lo chiedo a voi che pretendete di essere intelligenti: ma quale bravo capo di stato non sacrifica un numero esiguo per il bene della società? Non posso consegnarmi al nemico. Ora mi prendono. A tradimento. Sento il disprezzo e lo scherno. Sento quello che ho creato intorno a me. Pensate che mi sentivo immortale? Non lo so, forse sì, forse no. Ho un groppo alla gola. Pensate che abbia paura? Ma veramente vi importa come muore un dittatore? Io so solo che secondo più di qualche religione del cavolo dovrei presentarmi al cospetto di un essere superiore che non aspetta altro per giudicarmi. O non è così? Volevo essere famoso e ci sono riuscito; ma ho dovuto fare una brutta fine per capire che non sono nessuno. Dove sono le facce sorridenti di coloro che credevano in me? Sono stato tradito o sono io ad aver tradito? Ho fatto tante cose e tante di più ne avrei potuto fare poiché, questo me lo riconoscerete, del mio cervello hanno lavorato entrambi gli emisferi, come succede per gli scienziati. Ora è finita. Ma lo è veramente? E se il vero problema non fossi io ma ciò che resta di me? Beh, in questo caso dovrete arrangiarvi da soli perché io tolgo il disturbo. Mi chiamavate “Capo di Stato” poiché non avevate il coraggio di chiamarmi con il nome giusto, dittatore. E pretendente ora di giudicarmi? Massa di codardi! E visto che ci siamo, ricordate che io sarò nella storia, ma ho incontrato tanta gente che non è diventata famosa come me. Non posso augurarmi la tranquillità, un giardino verde, con fiori profumati e dai colori variopinti perché questo lo fa una persona normale e tutti sono concordi, amici e detrattori, nel dire che tutto sono stato io tranne che una persona normale. Non me ne frega niente, sono stato ciò che sono, un dittatore. Ho fatto bene, sono stato bene io e ho fatto stare bene tutti, tutti coloro che la pensavano come me, mi sembra ovvio. Che c’è di strano? Funziona così, tutti ai miei piedi. E chi non è con me è contro di me. Vorrei vedere ora chi tiene a bada quella massa di deficienti che si scannerà per una poltrona. Se fossi fuggito avrei rubato un po’ di tempo alla vita ma avrei ucciso la mia memoria. Ma quale uomo non baratterebbe tutto ciò che ha per un minuto solo di alito in più? Io. Avrei potuto fuggire, ma la scelta l’ho fatta lontano dall’emotività. O forse non mi sono reso conto? L’unica cosa che posso dirvi è che a nessuno piace morire, neanche a me. Ci sarà chi dirà che gli ultimi istanti della mia vita saranno stati pieni di orgoglio e chi dirà che ho tremato come una foglia, un vile. Ma questo l’ho già detto? Mi hanno chiesto di esprimere l’ultimo desiderio. Un brindisi con il mio carceriere con la promessa di non rivelare come sono morto. Sono stato un duro, ordine e disciplina. Per mettere insieme tante teste non c’è alternativa al regime. Forse non hanno capito o fanno finta. Mi spareranno o mi impiccheranno? Che differenza fa? Non so quanto dolore provoca una pallottola che ti buca lo stomaco; quando ho sparato io o l’ho fatto fare ai miei nessuno è tornato indietro a dirmi come si è sentito e lo steso posso dire riguardo all’impiccagione, non ho mai pensato a che sensazione si prova con un cappio al collo che ti stringe sempre più fino a quando diventi cianotico e poi non passa più un filo d’aria. Non lo so, magari i miei aguzzini avranno quel rispetto per la vita umana che non ho mai avuto io, dicono loro… E se invece optassero per lo spettacolare come i tempi moderni richiedono? Occhio per occhio dente per dente. La legge del taglione, travisata, mal interpretata e sempre in auge. Verrà un tempo in cui ci si commuoverà più per un cagnolino che per una persona. Sto male, non nutro più alcuna speranza. Mi vengono in mente i tanti bambini nei quali nutrivo la speranza di un grande futuro. E pure quelli a cui ho ammazzato il padre perché cospiravano ai danni della Patria. Io non ci sarò più ma vi perseguiterò sempre. In fondo vi avevo chiesto solo di assecondarmi e tutto sarebbe filato via liscio. E voi cosa pensate di fare? Pensate che sia matto? I matti siete voi, anzi vigliacchi, ecco cosa siete, state distruggendo un impero.

Assassini!

Un grido disumano riecheggiò nell’aria grigia e malsana del bunker. Il carceriere fece un respiro profondo. Sentiva i muscoli del viso tirati come corde di violino e un forte prurito per tutto il corpo. E poi una fitta dietro la schiena, come una lancia spezzata e rimasta conficcata. Chiuse gli occhi mentre la nausea gli risaliva dalla gola alla sommità del capo. Provò a pensare: «Ci sarà forse un giorno qualcuno che cercherà di rendere umano ciò che di umano non ha nulla». Fu l’ultimo barlume di ragione di una giornata nata anonima ma che stancamente si consegnava alla storia.

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