Ciaone

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di Paola Lombardi
Non so bene come e quando sia avvenuto che i bambini siano diventati ‘i nani’ e gli animali da affezione ‘i pelosetti’. Purtroppo mi è sfuggito anche il momento in cui l’accrescitivo di un saluto colloquiale, ovvero ciaone, sia entrato nel lessico corrente. In compenso ho compreso benissimo l’istante in cui parole come libertà e democrazia abbiano preso il volo nella meta lingua del potere.

In quella notte lontana di tanti anni fa, ho maturato la mia decisione. Prima incerto, poi sempre più determinato fino all’altro giorno in cui un ciaone mi ha dato la forza per mettere in atto il mio piano. Da un anno e mezzo lavoro in nero e da otto mesi non pago più niente. Non pago l’affitto, non pago le multe, non pago le bollette. Non pago le tasse. Non pago e non pagare mi fa sentire una euforia nuova, mai sperimentata prima. Forse, è un sintomo della libertà.

Gradualmente mi sono separato da tutti, da mia moglie, dai miei figli, che non ho mai chiamato nani ci tengo a precisarlo, dai miei amici e da mio padre. Da mio fratello non è stato necessario. Lentamente sono diventato solo. Questo mi appaga, mi restituisce speranza nel mio piano. Quando Equitalia mi ha recapitato una cartella da 16 mila euro mi sono fatto una bella risata. E allora eccomi pronto, a mani vuote.

Stavolta ciaone ve lo dico io. Per fortuna abito vicino al confine, per fortuna parlo un francese fluente, quasi senza accento, per fortuna ho un amico che nessuno conosce a Marsiglia. Per fortuna tutti sanno che sono depresso. Il piano è semplice: con tutti i miei soldi, di cui nessuno è a conoscenza, cuciti nei vestiti me ne andrò oltre confine. Prenderò la mia auto.

La lascerò aperta con le chiavi attaccate al quadro e i miei documenti dentro nel cruscotto dove li ho sempre messi nei pressi del fiume. Salirò sul ponte e aspetterò che passi una vettura o forse due perché mi vedano bene. Lancerò il mio giaccone nel fiume. E poi, a piedi, mi avvierò verso il confine. Supererò tutti i controlli e girovagherò un po’ a piedi senza dare nell’occhio. A casa troveranno un mio biglietto. Sincero per la verità, “Non ce la faccio più, vi ho amato. Addio”.

Quando inizieranno a cercarmi lo faranno con poche speranze ipotizzando un suicidio. L’auto, il giaccone e il biglietto faranno il resto. E io sarò libero. Con una nuova identità, nuovi documenti e una destinazione: il mondo. Stavolta, miei cari, ciaone ve lo dico io!

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