La metafora dell’autostop

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di Laura De Santis

Il telefono squilla con insistenza. Andrea alza la cornetta e dall’altra parte del filo viene investito da una voce agitata: “Devi venire subito”, Andrea ribatte pronto: “E come faccio?” L’interlocutore: “Fai l’autostop!” e riattacca.

Andrea resta con la cornetta del suo vecchio telefono in mano. “Tu, tu, tu” è il solo suono che riesce ad ascoltare nella stanza. Ma come faccio ad andare da lui, e a quest’ora poi. E’ anche notte. Gli autobus non passano, io non ho la macchina. Ma dove vado? Ma come faccio?

Sono questi i pensieri che gli passano per la mente. Però… però Andrea sa anche che quando il suo capo chiama lui deve andare. Anche se ormai è vecchio e non ce la fa più. Anche il suo capo è vecchio. Chissà quale rogna vorrà appioppargli a quest’ora di notte! A malincuore e a fatica si prepara. Spegne le luci, chiude la porta e va in strada, fa qualche passo verso la via principale, si mette bene in vista sotto un lampione e compie il gesto universalmente riconosciuto per fare l’autostop.

Ma… non passa nessuno. Qualche automobile in transito è talmente veloce che non lo vede nemmeno un povero vecchio sotto il lampione. Andrea inizia a sentire un po’ di ansia, quella tensione di quando si sente atteso e sa di arrivare in ritardo. Ha sempre avuto paura delle conseguenze. Andrea ha sempre fatto una brutta vita, ma non è mai stata colpa sua. Adesso, però, è vecchio e comincia a pensarci al fatto di essere vecchio.

Non ho una famiglia, nessuno mi aspetta, non devo rendere conto a nessuno. Perché devo correre?

Proprio in quel momento si ferma una macchina, un uomo, con una brutta faccia a dire la verità, abbassa il finestrino. “Dove vai? Sali!”. Andrea lo guarda ci pensa bene e storce il naso. “Grazie, preferisco di no”. L’automobilista lo insulta e sgommando se ne va. Andrea rimane a pensarci: Chi me lo fa fare di accettare passaggi da sconosciuti. Se il capo mi vuole a disposizione quando vuole mi dà una macchina e siamo apposto. Perché dovrei scapicollarmi io? E poi, se proprio devo andare, vado a piedi. Almeno mi godo il paesaggio.

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