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La storia della donna parrella

La donna “parrella” era una donna cassinate che faceva il lavoro del manovale. Oggi non esiste più, ma nel dopoguerra a Cassino ce n’erano tantissime. Lavoravano a ricostruire la città: case, palazzi, chiese, ponti che erano crollati sotto i bombardamenti.

La nostra città era un cumulo di macerie. I cassinati si misero subito all’opera: gli uomini a spostare massi, scavare e costruire, le donne a trasportare sulla testa “le caldarelle” , recipienti pieni di acqua, calcinacci, pietre, malta.

Erano donne coraggiose, che lavoravano dalla mattina alla sera, in mezzo ai pericoli. Infatti spesso scoppiavano le mine e molte di esse erano colpite dalle schegge.

I mie nonni raccontano che una “parrella” conosciuta da loro, ha portato tutta la vita due schegge: una nel polmone e una nella gamba.

Esse, molto spesso, si ammalavano di malaria perché la nostra città era piena di buche colme di acqua stagnante e di zanzare. Ma “le parrelle” sfidavano i pericoli per portare in famiglia una misera paga e soprattutto per contribuire alla rinascita di Cassino.
Vincenzo Migliaccio

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