Un incontro d’amore

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di Roberto Busembai (Errebi)

Perchè non dirlo, ma il nostro incontro è dovuto a un semplice annuncio su una rivista settimanale, niente carezze al limite del mare, sotto la luna o in aperto sole, niente passeggiate nel parco sotto alberi di foglie colorate e su panchine in aspettate frasi pronunciate, solo un annuncio nella categoria incontri, al tempo ancora non v’era la mania delle chat o dei siti appositi, e soprattutto l’uso del telefonino era ancora molto limitato. Perché negarlo è chiaro e lampante che tali incontri, già difficili da realizzare, avevano solo un mero fine se non quello del puro divertimento che diversamente era difficile da espletare, solo per gli addetti ai lavori e con la sicurezza che effettivamente colui che cercava e colui che trovava erano sullo stesso argomento.
Risposi a quell’annuncio che aveva come prerogativa avanzata una casella vocale, dove avrei inserito la mia risposta e avrei atteso poi di essere richiamato, sempre che l’altrui persona avesse accettato.

Era un periodo nero, devo ammetterlo, venivo da poco da una disastrosa separazione che mi aveva tolto tutto quello che possedevo e vivevo nella più assoluta condizione misera che un uomo possa sopportare, avevo un lavoro non lo nego, ma tutto il capitale guadagnato tra affitto e quota da rilasciare ai figli che ancora nonostante maggiorenni erano in casa con la ex moglie, svaniva e rimanevano giusto quelle poche lire per pagar luce, gas e ogni tanto ricaricare il telefonino.
Mangiare? Semplice non mangiavo, ovvero il mio pranzo era una volta alla settimana per il resto mi aiutavano i vari esercenti commerciali a cui portavo la merce in quanto consegnatario allora per tutta la Toscana… tanti amici mi son fatto in quell’epoca sinceramente, persone da cui non avrei creduto niente che si prodigavano nel donarmi aiuto, senza minimamente averlo richiesto. Facevo colazioni luculliane a Piombino, mentre a Firenze avevo sempre un primo caldo, nel pomeriggio se ero nel Massese, trovavo sempre uno spuntino salato con bibita annessa, e la sera poi a Pistoia non mancavo di avere una minestra calda o un secondo ricco di carne o pesce o che si voglia… giuro mangiavo più che essere a pensione. Certo non era così ben ripartito, ogni giorno ero adibito in una provincia diversa e perciò c’era quel giorno che facevo solo colazione, o quel giorno che mangiavo la sera… comunque non digiunavo. E con tutto questo la sera, ormai da solo da alcuni mesi, cominciava a fremere anche la voglia, non ero ancora sulla soglia dei 50 ma poco ci mancava, e comunque la frenesia era ancora tanta, fisicamente poi ero una scheggia, sportivo al massimo, al tempo mi prodigavo in mountainbike con la quale ho girato parecchio per l’Italia, facevo sport podistico, provenivo da scarpinate e scalate montane sia appenniniche che sulle Alpi, e perciò il fisico era in piena forma… mancava certo la pietanza. Avevo una conoscenza chiamiamola così, una persona subdola e arrogante della quale ricordo solo la sua intransigenza, che saltuariamente mi veniva a trovare solo per il suo porco appagamento sessuale, e a volte, raramente sono stato io dove lui abitava, in un’altra provincia verso il mare, ma quelle volte a me costava anche di fatica, perché per arrotondare andavo giusto a lavorare nei mesi estivi in un ristorante sulla Versilia e quando uscivo la sera tardi, raggiungevo quella persona che si trovava a circa 25 chilometri di distanza, lo raggiungevo in bicicletta, l’unico mio mezzo di trasporto personale.
Avevo sinceramente dimenticato di aver risposto a un annuncio, forse incosciamente avevo escluso che non mi avrebbe mai risposto e perciò non davo nessun peso al riguardo, quando un pomeriggio squilla il telefonino, diversamente nessuno mi cercava, anche i figli ai quali avevo parlato sinceramente dicendo loro della mia situazione sessuale e che uscivo di casa per essere libero, ma libero veramente, senza dovermi nascondere o aver paura che qualcuno sapesse o avesse loro mal riportato qualche cosa, erano entrati in un letargo assoluto nei miei confronti e non potevo certo non biasimarli, non tutti si ritrovano dall’oggi al domani un padre gay.
Risposi un poco titubante e dovrei dire anche sospettoso, il numero che mi appariva sul display era a me nuovo e pensavo che mi cercassero per qualche pagamento che avevo lasciato in sospeso, sempre dalla separazione, del resto vivevo in quel panico quotidianamente, e una voce decisa, calma, maschile nella tonalità, si presenta asserendo di essere il colui a cui avevo risposto alcuni giorni addietro all’annuncio, mi presento a mia volta, chiacchieriamo quel poco che possiamo per intendere i nostri direi “bisogni” e poi lui mi chiede con la più assoluta disinvoltura da dove chiamassi, e con altrettanta disinvoltura gli risposi il luogo e subito sentii dall’altra parte una gradita e entusiasta esclamazione: ma siamo vicinissimi io abito… e disse il nome di una frazione a pochi chilometri di distanza da dove io mi trovavo. Poi osò (e ripensandoci ora fece bene) io sarei libero ci possiamo incontrare, potrei venire a casa tua... ci riflettei un po’, ma la voglia era superiore all’intelligenza e dissi sì. Definimmo i particolari per incontrarci dandogli l’indirizzo dell’abitazione ma che comunque lo avrei aspettato all’ingresso della strada, (così, pensai, ho il tempo di vederlo se non mi piace posso sempre dirgli ciao grazie e arrivederci, altrimenti se entra già in casa è più difficile toglierselo dalle scatole).
Beh da allora non è più uscito dalla casa… ma soprattutto dal cuore, abbiamo condiviso una vita “regolare” con l’assoluta discrezione che la cosa stessa ci obbligava, non potevamo certo sbandierare la nostra posizione, saremmo stati derisi maggiormente e comunque dovevamo salvaguardare ognuno la nostra posizione sociale se non altro lavorativa e quello era il fulcro principale, certo nelle varie locazioni che siamo stati in affitto, il vicinato devo ammettere è stato molto molto discreto e anzi tantissime persone, soprattutto anziane, ci hanno accolto amorevolmente e anche aiutato talvolta in consigli e pure fisicamente, certo non sono mancate le persone invece che ci hanno voltato la faccia, cominciando da nostre diverse amicizie prima di…, tante (quelle più, permettetemi di dire, schifose, che davanti ti sorridono a bocca aperta, e dietro ti oltraggiano a spada tratta) ci sono poi sfumate tra le dita, e poche comunque sono rimaste e sono quelle ancora salde e se vogliamo essere veramente sinceri sono quelle che non sono gay.
La positività della cosa sono stati i miei due figli che con il tempo dovuto e voluto, sono piano piano ritornati a me e con pura, maturata e sincera volontà, a tal punto che il mio compagno ha più valenza e importanza nei loro apprezzamenti che io stesso, ma in fondo sono contento così…
Abbiamo avuto problemi finanziari, diversamente ci siamo trovati tutti e due disoccupati, ci siamo rimboccati spesso le maniche in tutte le categorie lavorative, poi il mio compagno ha trovato la stabilità, io ho trovato la disoccupazione e… poi la malattia.
Su questo vorrei solo accennare, non tanto il male che mi ha debellato su tutto il piano fisico, per non parlare di quello morale e psicologico, ma vorrei dire quanto mi sono accorto più che mai del bene che la persona che avevo accanto mi volesse. Ha dovuto sacrificarsi, e tutt’ora sacrifica, buona parte della sua ancora giovanile valenza sessuale, fisica e mentale, tra me e lui ci corrono ben 11 anni, ma posso considerarmi fortunato come nessuno al mondo può esserlo, nonostante il mio handicap ho una grande persona accanto che mi aiuta, mi soccorre e mi consola, e soprattutto davvero sa amarmi, ed è stato proprio lui che al momento della avvenuta approvazione della legge sulle Unioni Civili mi ha proposto e voluto di metterci in regola
finalmente…e mi ha detto: Da oggi sei finalmente mio e io mi sento finalmente parte di te. (Sono soltanto 13 anni di vita insieme)

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