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Sono io “La Piccola Ciociara” fotografata da Arturo Zavattini

Sono io “La Piccola Ciociara” fotografata da Arturo Zavattini Pubblciato il 13/03/20162 Commenti

Non fa più molto freddo. Mia madre mi guarda mentre mi preparo per andare a scuola. Indosso gli orecchini d’oro e la vestina che abbiamo cucito insieme. Mi sistemo le trecce, perché ho i capelli lunghissimi che mi piacciono tanto. Prendo la cartella per andare a scuola e poi mi sistemo le fasce ai piedi e avvolgo le stringhe delle ciocie intorno alle caviglie. Non mi piace andare a scuola con le ciocie, ma queste ci sono e poi sono comode per camminare in montagna. Ci sono altri bambini che mi aspettano. Scendiamo in paese per andare a scuola. Io sono l’unica bambina, gli altri sono tutti maschi. C’è chi corre un po’ più avanti, chi rallenta il passo, chi scherza. Si ride e si chiacchiera mentre si cammina. Non fa freddo per niente, è primavera inoltrata, o almeno così mi sembra di ricordare, è bello camminare all’aria aperta.

A metà della salita di Capo Valle poco più sotto della croce, vicino alla ‘macera nova’, incontriamo due uomini. Uno più giovane, un ragazzo con la macchina fotografica in mano, l’altro più adulto, ma lo stesso giovane. Si fermano a guardarci. Vengono da casa del mago, ci dicono. Capiamo subito che erano stati da Eugenio il mago, il ragazzo più giovane chiede se può scattarci qualche fotografia. I ragazzi che camminano con me si spaventano e corrono via. Io resto con quei due signori che vengono dalla città. Li guardo e dico ‘sì, mi faccio fare io la fotografia, ma a patto che prendi a mezzobusto e che poi me la spedisci’.

Il ragazzo mi dice che va bene. Mi scatta qualche fotografia. Mi vergogno di farmi vedere da tutti con le ciocie, ma mi piace farmi fare una foto. Non mi metto in posa, sono me stessa. Guardo il ragazzo che guarda nella macchina fotografica. Gli do l’indirizzo di casa parlando in fretta. Il fotografo segna l’indirizzo “Giovanni Dridossi, via Pozzo Ranucci, Pico – Frosinone”. Ci salutiamo. Scendo in paese e vado a scuola. Dopo una settimana, giorno più giorno meno, arriva a casa una busta gialla e sopra tante scritte ‘non piegare’ indirizzata a mio padre. L’apriamo e dentro ci sono le foto. Tre fotografie in primo piano. Tre fotografie mie che conservo ancora.

La signora Gianna con il sindaco Ornella Carnevale mostrano le foto scattare da Zavattini
La signora Gianna con il sindaco Ornella Carnevale mostra le foto scattate da Zavattini

E’ questo il racconto della Piccola Ciociara, la bambina di Pico fotografata da Arturo Zavattini, in viaggio alla ricerca della magia del sud insieme all’etnoantropologo Ernesto De Martino. La fotografia, oggi esposta al Museo nazionale delle Arti e delle tradizioni popolari all’Eur a Roma. Il viaggio da Roma fino in Lucania risale al 1952 e, durante il percorso, lo studioso e il fotografo hanno attraversato gli Aurunci alla ricerca di antiche tradizioni e leggende incontrando tante storie e tante persone diverse. L’incontro con Gianna Dridossi è una di quelle tappe fortunate nel cammino verso sud. E’ lei la bambina nella foto che oggi è una mamma e una nonna felice che ha conservato intatto nella memoria il ricordo di quella mattina così magica e casuale. Non conosceva nulla della mostra dedicata al fotografo Zavattini e non sapeva nemmeno di essere stata fotografata a figura intera. Il mistero sull’identità della bambina protagonista della fotografia è durato poco. E a svelarlo è stata la nipote, anche lei di nome Gianna, che ha riconosciuto immediatamente la nonna vedendo la foto su internet. All’inizio, nonna Gianna non voleva crederci, non immaginava di trovarsi al centro di tanta curiosità, ma è stata contenta di ritrovare intatto il ricordo di quella mattina così particolare del 1952. Ieri ci ha aperto le porte di casa e ci ha accolti insieme al sindaco Ornella Carnevale che è stata particolarmente contenta di dare un nome alla “Piccola Ciociara” e che ha commentato: “Ci sono molti ricordi degni di essere raccontati in questa comunità. Pico è il punto di incontro di tanti intrecci del destino e della memoria. E’ per questo che vorremmo realizzare, nel corso dell’estate, una giornata dedicata ai ricordi più particolari legati al nostro paese, come il racconto di Gianna”. Gianna Dridossi, ormai per tutti La Piccola Ciociara, vorrebbe andare a visitare la mostra e ritrovare il suo volto di bambina pieno di coraggio e di curiosità e magari incontrare anche l’autore.

foto e testi di Paola Caramadre e Antonio Nardelli

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