Buona notte Mamma

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di Susan Moore

07/09/1922 – 14/12/1991

E’ strano capire una vita in una sera.

E pare un incipit di una poesia, ma è vita.

Ho faticato a lasciare morbide le dita; ho faticato a lasciare morbida la coscienza.

Questa sera, ho capito quando mi sei mancata: subito.

Ci siamo guardate un momento e tu non c’eri già più. Non era colpa tua, non te ne crucciare: l’ho capito in ritardo, ma l’ho capito.

Tra le tue braccia, tra i tuoi seni asciutti, ho avidamente succhiato la tua anaffettività. Non che non mi volessi bene, anzi! Quanto avevi desiderato un pargolo tutto tuo … e poi ero nata io.

Volevi un maschio ed io ero femmina. Volevi un carattere docile ed io ero fin troppo caparbia e insolente. Volevi un riscatto: volevi altro da me.

Io ci ho provato, maldestra, ma ci ho provato, lo sai. Anche tu ci hai provato ad amarmi come non ti avevano insegnato a fare.

E’ stato per lo più inutile.

Ci siamo ferite per 27 anni: una volta ti armavi tu e colpivi ed io la volta dopo.

Normali conflitti tra madre e figlia, forse.

Per essere madre compiuta avresti dovuto essere figlia, prima di tutto. Così non fu e non fu tua colpa.

Ho mendicato la tua approvazione, ho elemosinato il tuo amore, ma quello che sapevi darmi era solo un misurato affetto.

Ti lamentavi che io non ero affettuosa, ma quando, dimmi, quando mi hai abbracciata con trasporto, quando?

Una contro l’altra armate: mio padre, tuo marito, al centro.

Lui mi amava perdutamente e più lui mi amava, più tu ti defilavi.

In competizione anche con l’unico uomo della nostra vita comune.

Ci siamo infine incontrate un giorno di primavera: una mattina in centro a cercar tovaglie di ciliegie e fodere da materassi nuove.

Mi avviavi ad una nuova vita che io avevo scelto.

Parlasti di te e non ero più io, ma un’amica ritrovata a cui tutto devi raccontare perché possa ricordarti per sempre.

Volevi essere ricordata da me!

Mi volevi, finalmente mi volevi con te per quello che ero: tua figlia!

Durò tutto un attimo, un momento, un sorgere e un tramontare del sole nelle nostre vite.

Durò tutto 20 minuti in una sera di nebbia e di inverno, poco prima di Natale.

Così, ti avrei ricordata per sempre.

Buio in sala.

Buio fuori dalla mia finestra: lampeggia ossessivo un proto-albero di natale creato con luci intermittenti.

Cosa è successo questa sera? O le sere prima o i giorni appena passati o appena letti?

Non lo so.

Mi sei mancata dal primo respiro che ho dato urlando al mondo dal dolore; mi mancherai fino all’ultimo  mio respiro.

Buona notte Mamma!

 

 

 

 

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