L’amico Fritz

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Alessandro Campatangelo, 58 anni, originario di Roma, ma domiciliato a Milano. La Provincia Pavese sta dando la notizia della morte di un uomo. Alessandro Campatangelo, 58 anni, originario di Roma, ma domiciliato a Milano. Io non conoscevo Alessandro Campatangelo. Non sapevo fosse originario di Roma. E non mi sono mai chiesta quanti anni avesse. Per me ha sempre avuto la stessa età, tra i quaranta e i sessant’anni. Io conoscevo Fritz. Ecco perché voglio scrivere qualcosa. Perché nessuno ha mai conosciuto Alessandro Campatangelo, 58 anni, originario di Roma, ma domiciliato a Milano, tranne forse qualche funzionario comunale o qualche agente di polizia.

Fritz lo conobbi a casa di mia zia, frequentavo le scuole elementari. Il ricordo più vivido che ho di Fritz sono le infinite partite a Uno, il gioco di carte. Ora che ci penso non si stancava mai di giocare con me, nonostante avesse tra i quaranta e i sessant’anni. Sapevo di essere molto più piccola di lui, ma mi sono sempre sentita trattata alla pari da Fritz. A un certo punto devo anche aver pensato di piacergli, come una bambina può piacere a un bambino. La società considerava Fritz un bambino e gli concedeva il TSO, trattamento sanitario obbligatorio. Fritz non lavorava, perché era considerato inabile al lavoro. Forse non ha mai lavorato nella sua vita, non ha prodotto, ma ha conservato. Fritz conservava tutto ciò che trovava e che gli piaceva. La sua casa era piena di cose. C’erano talmente tante targhe e cartelli stradali appesi sulle pareti che non potevi distinguere più il colore con cui erano state dipinte.

La Provincia Pavese scrive: “Un grave trauma cranico, compatibile con il violento impatto con il convoglio, potrebbe averne causato il decesso”. Ma quella
cicatrice disegnata in mezzo alla fronte di Fritz aveva più di trent’anni. Se la portava in giro dagli anni ottanta. Era stata una mattonata. Quando lo conobbi la cicatrice era già sua. Ed era anche per quel buco in fronte che Fritz era particolare. Quel buco che attirava la mia attenzione e che me lo faceva sembrare un pupo, una marionetta senza fili. A volte diceva che glielo aveva fatto un ragazzo in una rissa, altre volte diceva che era stato un agente di polizia per una retata in piazza Vetra. Fritz ci raccontava la sua vita e la raccontava a sé stesso, come più gli piaceva. Diceva di discendere da una famiglia di nobili del lago di Bracciano. A Milano viveva in una casa popolare. Ultimamente ospitava una donna, una prostituta. E Fritz diceva che lei lo picchiava e gli rubava tutti i soldi. Aveva preso con sé due cani e li adorava, ma un giorno al mercato di via Osoppo uno dei due cani morse il cane di un passante e così si chiamarono i vigili, Fritz fu portato via da degli agenti e i cani messi in canile. Ma Fritz appena libero se li andò a riprendere.
L’ultima volta che ho incontrato Fritz mi ha voluto accompagnare a fare la spesa. Io gli volevo offrire qualcosa, ma ha preferito fare da sé e senza soldi si è preso un bel gelato e ha preso a me dei cioccolatini.
L’amico Fritz. Ce ne erano tanti di amico Fritz negli anni ottanta a Milano. Chissà magari Fritz credeva di essere un nobile come l’amico Fritz di Pietro Mascagni. L’espressione amico Fritz ha due accezioni: una positiva e una negativa. Sicuramente Fritz appartiene alla prima: l’amico di tutti e colui che offre sempre da bere.

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