Io nell’inferno di Bruxelles

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Mi chiamo Massimiliano Rizza ho poco più di 20 anni ma da tre anni vivo a Bruxelles. In Italia non trovo lavoro ma qui non posso lamentarmi. Ieri mattina avevo il volo prenotato per trascorrere le vacanze di pasqua a casa. Sono arrivato all’aeroporto Zaventem insieme alla mia ragazza Jennifer verso le 8 con il pullman. Siamo scesi e abbiamo varcato l’ingresso. Mentre salivamo le scale abbiamo sentito sparare dei colpi e dopo pochi secondi un boato, forse dal piano superiore, sembrava un incidente stradale, seguito subito dopo da un altro boato molto più forte. Siamo stati investiti dall’onda d’urto che ha manadato in frantumi i vetri. Capisco subito che è successo qualcosa di strano.

Il tempo sembra scorrere a rallentatore. Ho visto la gente scappare. Ho sentito le urla delle persone. Ho capito che dovevamo andare via da lì. Non ho perso tempo. Uscendo dall’aeroporto ho visto i feriti. Una hostess aveva in mano quel che restava del suo dito o della mano. C’era un hamish che aveva i capelli bruciati per l’esplosione  e le gambe piene di sangue. Un’altra persona  aveva il volto sporco di sangue.

Ma non abbiamo capito subito che si trattava proprio di un attentato. Pensavamo che fosse successo qualcosa nel ristorante. Abbiamo provato a rientrare dentro anche per prestare soccorso ai feriti ma alcune persone ci hanno detto di uscire perchè c’era stato l’attentato.

Mentre iniziava il caos degli attentati di ieri a Bruxelles e l’Europa si svegliava con la consapevolezza dell’attentato siamo scappati a piedi camminando per oltre tre chilometri fino all’ingresso dell’autostrada per l’aeroporto . Lì abbiamo raggiunto la mamma di Jennifer che è venuta a prenderci in auto e ci siamo rifugiati a casa sua.

In Italia mia sorella mi stava aspettando. Quando ha sentito le prime notizie ha avuto paura. Mi sono affrettato a inviare messaggi a lei e agli altri miei fratelli. “Sto bene, state tranquilli”. Mia sorella era appena tornata anche lei a casa dopo mesi di assenza. Stava facendo le pulizie per accoglierci per Pasqua. Si è tranquillizzata quando l’ho chiamata per dirle che stavo bene e che ero salvo. Pensavo questo ieri e lo pensava anche mia sorella che proprio in quei minuti di agitazione mentre scoppiavano le bombe ha trovato in casa sulle scale un piccolo crocifisso. Credo di essere ancora sotto shock.

Quegli istanti terribili vissuti ieri penso che hanno cambiato la mia visione del mondo e della vita. Sicuramente siamo stati miracolati e da oggi vivrò i miei giorni con la consapevolezza che ogni attimo non va sprecato.

testimonianza dell’attentato all’aeroporto di Bruxelles raccolta da Antonio Nardelli

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