Pubblicato in storie vere

Grazie Sant’Elia

Grazie Sant’Elia Pubblciato il 05/07/2017

di Bruno Di Placido
«Sicuro che stiamo facendo bene a iscrivere Aldo a Portella?», chiedo ad Anna. «Credo che sia la decisione giusta», conferma lei, «la mattina lo lascio all’asilo e proseguo per Sant’Elia. È comodo per il mio lavoro».

«Sì certo, però molti sostengono che in città gli insegnanti siano più bravi…».

Anna mi sorride e mi rincuora. «Bravo non è chi è bravo, bravo è chi lo fa. C’è una graduatoria e il titolo di studio è uguale per tutti, non è una questione di paese o città. In ogni persona c’è un cuore che batte, ed è il cuore che fa la differenza, poi il destino agisce come meglio crede».

«Mi fido di te», le rispondo. Inizia così per noi un viaggio che ci segnerà per sempre.

Sono passati tredici anni da allora. Barbara, due anni più piccola di Aldo, ha seguito le orme del fratello. In questi giorni ha ultimato gli esami chiudendo una fase importante per la nostra famiglia. Nel comprensorio di Sant’Elia Fiumerapido hanno frequentato la scuola dell’infanzia, proseguendo con la scuola primaria, per ultimare il percorso con la secondaria di primo grado. Ora inizia una nuova fase, la fase in cui i genitori la pensano quasi sempre in maniera diversa dai propri figli. Con gratitudine e commozione, cari Barbara e Aldo, io vi dico “Bravi e grazie! Cercheremo di seguirvi, come sempre, senza sostituirci a voi, meglio vedervi felici delle vostre scelte piuttosto che tristi per le nostre”.

Viviamo a San Michele. Siamo fortunati perché in cinque minuti siamo a Cassino, la nostra città. Impiegando lo stesso tempo possiamo raggiungere Sant’Elia o Cervaro. Nel caso della scuola il destino ha scelto per noi, ha suggerito Sant’Elia. Siamo stati accolti, abbiamo ricevuto servizi che non ritengo scontati. L’abitudine a volte ci rende presuntuosi e ci fa perdere di vista l’essenza della vita. Credo che a Sant’Elia le amministrazioni che si sono succedute negli anni abbiano fatto il proprio dovere. Ma io di ciò non me ne intendo, il mio incarico è accompagnare i miei figli, riprenderli e riaccompagnarli quando organizzano le prime uscite con gli amichetti sulla villa o i compleanni.

Parcheggio e mi sento al sicuro perché ci sono i vigili che sanno fare il proprio lavoro e soprattutto riescono a gestire il traffico con il sole e con la pioggia. Sento nell’aria l’odore del pane appena sfornato. Riecheggia il chiacchiericcio dei bar, senza di essi il paese vivrebbe nel silenzio e non sarebbe più un paese. Il benzinaio mi aspetta sorridendo perché già sa che quello è il giorno del mio rifornimento. C’è la festa di paese la sera, ci sono le giostre, le noccioline e i panini caldi. Poi tutto passa. E tutto ricomincia.

Grazie agli ospiti di Villa degli Ulivi, la loro è una presenza silenziosa e costante che ci rende più umani. Grazie a chi per un euro prepara il panino con tanto amore. Grazie a chi ti vende una matita con la stessa importanza di chi vende un costoso macchinario. Grazie agli altri genitori che hanno condiviso le nostre stesse emozioni e affrontato le stesse problematiche. Tutte quelle macchine il giorno non erano lì ad ingorgare il traffico, ma a tenermi compagnia.

Anna mi ha incaricato di comprare il pesce, il piccolo mercato soddisfa le esigenze dei clienti. Poca merce ma genuina, come anche frutta e verdura. Compreso nel prezzo c’è la simpatia di chi fa i sacrifici ma non te li fa pesare. Il sabato sera è un bel problema perché i nostri figli preferiscono la pizza fragrante, Anna è attratta dal profumo che proviene dal ristorante vicino ed io farei un salto in entrambi i locali. Ci sono i balli, in piazza, sulla villa, dove capita. Gli anni da trascorrere insieme sono tanti. Grazie a tutti coloro che lavorano nella scuola, dal primo all’ultimo, ultimo per modo di dire. Anche la scuola non è un lavoro ma una missione. Chi si accolla i figli degli altri merita un monumento. Grazie.

Grazie a chi ha voluto che ci fossi anch’io in questa storia.

Grazie Sant’Elia!

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