Ravenna di piccole tessere d’oro

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di Paola Caramadre e Antonio Nardelli

Teodora, Alarico, Giustiniano, Galla Placidia, Dante Alighieri, Gustav Klimt, lord Byron e l’invenzione della zuppa inglese, Carmelo Bene.

I mosaici, l’arte bizantina, i goti e gli ostrogoti, il cibo dal sapore forte, il vino intenso, una certa aria di opulenza, le strade facili perché pianeggianti, i portici spaziosi e luminosi. Ravenna.

Ravenna si compone come un mosaico. Ha tanti volti, tante immagini di sé da mostrare, ha tanto silenzio ordinato, tante implicite regole sornione che vuole rispettare. Un guizzo brioso si insinua nella darsena, una ribellione divertita, filosofica e demodé resta imbrigliata nei muri.

Ravenna ha bei modi da città distinta, il suo mosaico riflette il sapore di una tradizione antica, la quiete delle strade pianeggianti, i muri parlanti, l’incessante lavoro delle idrovore, la magia dei mosaici. Siamo tessere intessute d’oro. Siamo nel posto giusto. Siamo nei gesti dell’amicizia. Ravenna è un altro dei luoghi sulla nostra mappa degli affetti.

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