Un’altra primavera

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di Paola Lombardi

“Oggi, 13 ottobre 1983, dichiaro di voler cambiare la mia vita. Dichiaro che, senza ombra di dubbio e senza cedere ad alcuna pressione, io sottoscritta Enrica Saltini, nel pieno delle mie facoltà mentali, cambio vita. Tutto quello che ho fatto finora non lo rifarò più.

Sarò egoista, non mi costringerò a fare cose che non desidero per compiacere qualcun altro. Sarò sola, non mi sottometterò ai legami affettivi e del sangue. Sarò indipendente, non permetterò a nessuno di mantenermi e di provvedere alle mie necessità. Sarò libera, di scegliere, di decidere, di intraprendere.

Da questo momento in poi, il percorso della mia vita cambierà esattamente come io e la fortuna lo vorremo. Oggi, 13 ottobre 1983, provvederò a presentare le istanze per il divorzio. Oggi, stesso abbandonerò questa casa, questo luogo di comodità e di infelicità. Da questo momento, smetterò di essere soltanto la madre di due figli e la moglie di un impiegato di secondo livello. Da questo momento sarò una donna libera, lavorerò, studierò, viaggerò, migliorerò, vivrò. Da oggi, 13 ottobre 1983, vivrò un’altra primavera, la mia.

In fede, ….

p.s. Questa mattina, l’albero di mandorlo è in fiore. I boccioli si sono schiusi. Anche il mandorlo vive un’altra primavera. Anche io lo farò.”

La firma di mia madre, con quella scrittura limpida, infantile e piena di rotondità. Il 13 ottobre 1983 avevo soltanto sette anni, mio fratello tredici. Da quella data abbiamo visto nostra madre sporadicamente, ogni volta ci sembrava una straordinaria festa e non abbiamo mai smesso di amarla per davvero, con il giusto distacco, ma con quella piacevole tensione che solo certi legami possono dare. La distanza l’ha resa una figura mitizzata della nostra infanzia e della nostra adolescenza.

Noi non abbiamo avuto una mamma, abbiamo avuto ‘la madre‘, una figura astratta, raggiunta telefonicamente tante volte e vista troppe poche volte per poterci scontrare con lei, per poterla odiare, per poterla rimproverare. Alla fine cosa le potevamo rinfacciare? Di aver preferito la libertà? Di aver precorso i tempi? Di averci insegnato il valore dell’indipendenza? La vecchiaia le ha restituito la bellezza.

Il sorriso di chi è felice con se stesso è sempre bellissimo, io e mio fratello avremmo voluto rimproverarle di averci abbandonato, ma ci ha sorriso così gioiosamente che non abbiamo potuto fare altro che continuare ad amarla, con tutta la nostra fragilità, come fiori di mandorlo.

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