Un pallone nel traffico

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di Laura De Santis
La tangenziale è bloccata. Il traffico è paralizzato. Non si scorre. Una fila ininterrotta di automobili, camion, furgoni. Soltanto qualche scooter cerca di superare le auto ferme. C’è un ostacolo da qualche parte. Invisibile agli occupanti degli abitacoli di lamiere, plastica e metallo. Qualcuno suona il clacson. Qualcuno, forse, starà imprecando. Il silenzio è il nemico che la coda teme più di tutto.

“Mamma perché siamo fermi?”, la voce di Marina risuona nell’utilitaria. La madre è spazientita, è in ritardo. Vorrebbe gridare. Lasciarsi andare e far esplodere il nervosismo che la paralizza. Non può. Cerca di tranquilizzarsi. Pensa a tutte le cose che non può fare. E a tutte quelle che non potrà fare perché è in ritardo. Pensa a sua figlia e al giorno di scuola che perderà. Accende la radio. C’è un incidente in galleria. Si attendono i soccorsi. “Guarda, mamma… un pallone!”. La bambina è eccitata. La madre segue il suo sguardo abbattuta. “Ma che dici? Quale pallone?”. Stenta a credere. C’è un pallone che volteggia sui cofani delle auto in fila. Un pallone come quelli che si usavano nelle scampagnate di Pasquetta quando era ragazzina.

Alcune auto si mettono in moto. Si dispongono diversamente come per fare spazio sulla tangenziale. Il pallone volteggia ancora. Stavolta sull’asfalto. Si sente un fischio. Qualcuno scende dalla propria auto. Un paio di ragazzi iniziano a palleggiare. Altri si uniscono. È una partita. Una partita a tutti gli effetti. Qualcuno applaude. Marina è felice. Ride. Vuole scendere. Due uomini appoggiati all’auto dicono che quel ragazzo biondo con i capelli lunghi sia un calciatore famoso. Il traffico è bloccato. Ma a nessuno sembra importare. C’è la partita! A chi importa di tutto il resto?

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