Regressione suicida, la filosofia di Salvatore Massimo Fazio tra Cioran e Sgalambro passando per Leopardi

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di Paola Caramadre
La presentazione di “Regressione suicida, dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” edito da Bonfirraro, presso la sede dell’Associazione culturale Pentacromo a Cassino è stata un bel film attraverso registri e stili diversi.

La speculazione filosofica di Salvatore Massimo Fazio è stata analizzata da più voci che si sono rivelate tutte intonate e affascinanti.

I titoli di testa di questo film avvincente sono stati affidati a Federico Farci che ha composto alcuni brani musicali che ha eseguito con la chitarra appositamente per l’evento. Danilo Salvucci, in rappresentanza dell’associazione ospitante ha interpretato il prologo presentando la ‘scenografia’ affidata alle opere di Vincenza Rotondo a cui ha fatto seguito un commovente omaggio a Manlio Sgalambro attraverso l’acrostico composto da Vera Cavallaro e trascritto su una pergamena dipinta da Vincenza Rotondo. La vulcanica poetessa e attrice si è commossa al punto da versare lacrime in ricordo dell’incontro con il filosofo catanese avvenuto nel 2008.

Proprio come nella sceneggiatura di una pellicola sperimentale, la stessa Vera ha interpretato magistralmente alcuni brani tratti da “Regressione suicida” e la trama ha virato verso un avvincente giallo affidato ad un investigatore alle prime armi, interpretato dal professor Pasquale Beneduce, ideatore di Officineartediritto.it e che da anni lavora sulla censura agli autori e sugli sconfinamenti tra arte e diritto. Beneduce ha condotto gli spettatori sulla scena di un delitto, perché l’opera artistica è un crimine, e ha avviato un’indagine preliminare, un’analisi prima dell’arrivo del magistrato di turno e del commissario, ricca di suggestioni e di commistioni, capace di intravedere collegamenti tutt’altro che astratti tra gli elementi che compongono il testo volutamente anti-accademico di Salvatore Massimo Fazio.

La seconda parte del primo tempo è stata introdotta da altri brani tratti dal testo intepretati da Valerio Comparelli, giovane e versatile attore, e la scena ha assunto i colori soffusi del filone introspettivo attraverso lo scambio di domande mirate e compite tra lo scrittore e studioso di filosofia Francesco Giampietri e Salvatore Massimo Fazio.

Il registro narrativo è cambiato ancora diventando un ironico dialogo carico di tensione. L’autore si è svelato attraverso la sua speculazione filosofica teorizzata con aforismi, motti di spirito e una certa verve.

Ancora le musiche di Federico Farci e le voci di Vera Cavallaro e Valerio Comparelli hanno condotto gli spettatori al secondo tempo che ha avuto per interprete principale il docente universitario e filosofo Fausto Pellecchia che ha attraversato la scrittura e la filosofia costruendo altri tasselli, come le citazioni di Leopardi, di questa indagine al di sopra di ogni possibile noia, dimostrando che la filosofia, la storia del pensiero non sono temi lontani o elitari, ma capaci di arrivare dentro le persone comuni, di scavare un solco dentro la vita quotidiana.

Cos’è la filosofia? Un pugno di mosche tra le mani, dice il filosofo. E cosa resta di questo pomeriggio di tante voci presso l’associazione Pentacromo? “Quel che resta è il bello“, l’ultima frase pronunciata da Vera Cavallaro che ha concluso il film di un brillante  pomeriggio cassinate.

(Foto di Antonio Nardelli)

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Giornalista, autrice e lettrice onnivora e curiosa. Promotrice culturale, ‘regista dei libri’ e cofondatrice di Tantestorie.it

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