Pedrag Matvejevic, si è spenta la voce dell’altra Europa

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di redazione

Il Mediterraneo, la Mitteleuropa, l’Europa dell’est, i Balcani. Nomi che identificano luoghi, percorsi della storia, nomi che evocano momenti cardine dello spirito del tempo. Nomi di luoghi, di sentimenti, di storie, di racconti, di lingue e scritture, nomi mai vuoti grazie ad un interprete che ha saputo dare forza ad ogni cambiamento, che ha avuto sempre la lucidità di individuare le esche della Storia e i salti temporali innescati dalle crisi dell’umanità. Pedrag Matvejevic è stato l’interprete di un sentire critico e di una lucida dissidenza.

La sua voce forte, evocativa, filosofica, ma sempre vicina, è stata tra le più potenti della sua generazione e tra le più innovative sospesa tra asilo ed esilio.

Si è spento a Zagabria ieri, all’età di 84 anni, dopo una vita dedicata alla difficile arte di coltivare il racconto della storia, analizzando, scomponendo e ricomponendo gli avvenimenti, a volte, anticipando quello che sarebbe avvenuto subito dopo.

Nel 2010 ha pubblicato l’ultimo suo diario di viaggio in questa tormentata Europa sospesa tra est e ovest, tra passato e futuri controversi, “Pane nostro” il titolo evocativo di un percorso di storie mediterranee. All’università La Sapienza di Roma è stato docente di Slavistica per molti anni, diventando un punto di riferimento per il dipartimento di studi slavi a Villa Mirafiori. I premi ricevuti, i riconoscimenti importanti che gli sono stati assegnati non hanno modificato la sua gentilezza e la sua disponibilità di persona attenta e sensibile. Il suo “epistolario dell’Altra Europa” resta il documento più rappresentativo per comprendere e dare un senso compiuto a decenni di storia contemporanea.

Foto by Ivana Biočina (Subversive Festival media) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons
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