Natale italiano

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Quell’anno il signor S. si era scordato di far pulire il camino.
Era passata da poco la mezzanotte del 24 dicembre e il povero Babbo Natale, calandosi giù per la cappa, si ritrovò tutto nero di fuliggine, ma proprio tutto, dalla cima dei capelli – barba inclusa – fino alla punta degli stivali.
Quella notte il signor S., che da tempo aveva problemi con la prostata, si era alzato per andare in bagno. Immaginatevi quale fu il suo stupore e la sua indignazione vedendo, inchinato ai piedi dell’albero, un tipo tutto nero, per di più bene in carne e dall’aspetto possente. Babbo Natale non fece nemmeno in tempo ad aprir bocca – e va detto che parlava anche una lingua incomprensibile – che il signor S. si era subito precipitato a chiamare i gendarmi.
Quando questi arrivarono, a niente valsero le proteste del povero Babbo; anzi i gendarmi, non capendo neanche una parola, dedussero dovesse trattarsi di una qualche lingua del Burundi. E lì – detto fatto – lo spedirono di corsa.
Fu così che quel 25 dicembre i bambini italiani, sotto l’albero, non trovarono proprio niente. Non ci fu modo di consolarli e riuscirono a rovinare il Natale anche a tutte le famiglie riunite per l’occasione.
In Burundi, invece, fu finalmente festa. Non ci fu casa o capanna in cui i bambini non ricevessero dei regali. E, cosa ancora più incredibile, nessuno gli portò via niente. Almeno per qualche giorno.

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