Natale con i tuoi

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Lorenzo era un ragazzo come gli altri, ovvero come la maggioranza dei ragazzi. Era stato battezzato, aveva fatto la Prima Comunione e poi la Cresima. Tutto nel rispetto della tradizione. Ecco, appunto, di tradizione si trattava e nulla più. E di ciò se ne rammaricava profondamente padre Claudio che aveva speso la sua esistenza a coccolare lui e tutti gli altri suoi compagni senza raggiungere i risultati sperati.

Adesso, sebbene si sentisse stanco e provato dalla vita, non aveva alcuna intenzione di mollare, soprattutto per quanto riguardava Lorenzo nel quale intravedeva, dietro la sua apparente maschera di ferro, una sfuggente disponibilità alla trattativa. E in effetti con i ragazzi di trattativa si parlava. “Perché non vieni a messa?”, gli aveva sempre ripetuto il povero parroco. “Perché per fare del bene non c’è bisogno che io venga a perdere tempo dentro quattro fredde mura, a far vedere che sono bravo e poi, finita la messa, tornare ad essere della peggiore specie, come certa gente che sai tu… E poi, la domenica ho la partita, e se permetti…”, era stata sempre la sua risposta, secca e decisa. In effetti Lorenzo, oltre ad essere schietto, era anche una grande promessa del calcio. Faceva tutto da solo però, perché il papà era impegnato nelle cantine a tramutare in vino quei quattro spiccioli che la mamma riusciva a racimolare spaccandosi la schiena ogni giorno nei vari lavori che riusciva a trovare. Padre Claudio si rammaricava, ma più prendeva schiaffi, più ripartiva convinto di portare a termine la sua missione.

Quella domenica chiese alla curia, adducendo la richiesta a improrogabili impegni familiari, di essere sostituito da un altro parroco per la messa settimanale. Quando arrivò allo stadio comunale duemila persone circa già popolavano le gradinate, e nel giro di un’ora se ne sarebbero aggiunte altrettante. Pensò a Gesù che aveva sfamato con pani e pesci la stessa moltitudine. Poi, per ingannare l’attesa, cercò di fare un rapido conto. «Quante messe dovrei dire per accogliere tutta questa gente?», pensò. Non sarebbe bastata una vita. Intanto iniziò la partita. Padre Claudio non pensava che una partita di calcio potesse coinvolgere in quella maniera. Lui guardava Lorenzo, che in effetti nelle sue movenze era bello da vedere. Dopo un quarto d’ora dall’inizio della partita il suo pupillo prese palla a centrocampo, dribblò come birilli l’intera difesa avversaria, portiere compreso, e depositò la palla in fondo alla rete. I tifosi erano in delirio, compreso padre Claudio che esultò come se fosse un ultras. Sentì dire dai vicini che le due squadre si stavano giocando il campionato, ma non seppe mai chi fossero gli avversari. La partita fu dura e in bilico fino ad un quarto d’ora dalla fine quando Lorenzo, evidentemente in stato di grazia, con una staffilata da venticinque metri infilò la palla sotto l’incrocio della porta avversaria. La partita terminò due a zero. Padre Claudio si diresse in prossimità dello spogliatoio da cui arrivavano le grida festanti dei ragazzi che facevano la doccia. «Padre, non posso farla entrare», esclamò il custode che lo conosceva. A padre Claudio bastò un sorriso. «Va bene padre, però mi raccomando, solo cinque minuti. Poi deve uscire». Appena entrò dentro i giocatori lo guardarono con diffidenza, poi tra loro vide Lorenzo che restò meravigliato. «Sei forte, mi sono divertito molto. Non pensavo che fosse così emozionante», gli disse padre Claudio. «E tu vuoi farmi venire a messa!», rispose Lorenzo sorridendo, «Io ti ho fatto divertire, invece tu, non prendertela padre, ma tu annoi me e gli altri con le tue litanie. Mi dispiace tanto, in fondo sei pure una brava persona. Grazie comunque per il gesto, non me lo aspettavo. Ritorna quando vuoi». E padre Claudio tornò.

Quando poteva lo seguiva anche nei suoi spostamenti. Un giorno lo vide rinunciare alla sua colazione per dare a un mendicante quei pochi spiccioli che aveva. Con il cuore gonfio di gioia per il gesto, dovette però ammettere che riuscire a portare quel ragazzo in chiesa sarebbe stata un’impresa. In fondo in fondo era altrettanto difficile dar torto a Lorenzo. «Tu conosci la mia vita e sai come la penso», disse un giorno un po’ scocciato Lorenzo a padre Claudio, «dammi un buon motivo per cui debba venire a messa e io ti garantisco che vengo». Padre Claudio se ne andò pensieroso, si rese conto che le solite parole non bastavano più. Avrebbe dovute inventarsi un qualcosa di eccezionale, ma cosa? Si approssimava il Natale e per padre Claudio tale periodo costituiva una sorta di spartiacque, era l’inizio e il principio di ogni cosa. «Se non riesci ad entrare nel cuore delle persone a Natale», diceva convinto, «puoi scordarti di farlo negli altri momenti dell’anno». I parrocchiani erano la sua famiglia, ma il pensiero era sempre per quelli che mancavano. «Mi hanno detto che non hai giocato la partita di campionato, come mai?», chiese padre Claudio a Lorenzo. «Perché sono stato male e non mi sono allenato per tutta la settimana», rispose lui. Padre Claudio ebbe un sussulto, poi gli si illuminò il viso. «Lorenzo», iniziò a parlare ostentando calma, «tu mi hai detto che se ti avessi fornito un valido motivo per venire in chiesa saresti venuto, non è vero?».

«Certo», confermò Lorenzo tra il curioso e il preoccupato. «Ebbene», continuò padre Claudio, «nonostante tu sia bravo a giocare a calcio hai bisogno di allenamento per poter far parte della squadra. E così è pure per le buone azioni. Venire a messa serve a ricordarti che sei un bravo ragazzo e devi fare del bene, è un allenamento pure la messa della domenica, come l’allenamento del calcio. La vita è sempre un allenamento. Se per giocare a calcio devi allenarti, pure per fare il bene devi allenarti». Quando padre Claudio se ne andò, si rese conto che aveva un po’ scosso il ragazzo, anche se lui non lo diede a vedere. «Non è la stessa cosa padre», disse.

Fuori freddo e gelo sotto un cielo limpido, mentre dentro la stufa riusciva a rendere frizzantina l’aria che si respirava in quella notte magica. I fedeli iniziarono ad entrare in chiesa. Ai bambini per un attimo sembrò che Babbo Natale sfrecciasse tra le stelle con la sua slitta trainata dalle renne. Poco dopo si sarebbero addormentati tra i banchi. Era la notte di Natale. Padre Claudio, tra il disappunto dei fedeli, cercò fino all’ultimo di ritardare l’inizio della funzione. Aveva sperato nel miracolo, ma era stata solo una strana sensazione durata poco. Con un groppo in gola sentì tutto il suo fallimento, proprio nella notte più importante, la Notte Santa, la notte della gioia e della rinascita. La funzione si stava trascinando nella normalità. Fu allo scambio del segno della pace che il volto di Padre Claudio si illuminò, sembrò trasfigurarsi. In fondo, sulla porta d’ingresso, splendeva il volto sorridente di Lorenzo. Tra i fedeli increduli padre Claudio attraversò tutta la navata per andare ad abbracciare quel figlio suo. Padre Claudio commosso ricordò il detto “Natale con i tuoi”, e questo sarebbe stato il suo Natale più bello. Poi ci furono altri momenti belli, in chiesa e fuori la chiesa. E nei giorni che seguirono. Lorenzo non diventò mai un grande calciatore, un brutto infortunio alla gamba gli tolse questa speranza. Diventò un grande uomo però.

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