Le sorprese della vita

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di Paola Lombardi

Nessuno di loro poteva dirsi abituato alle sorprese. Enza, Mario e Piero non avevano niente in comune tranne lo stile di vita: quello tipico dei poveracci. C’era anche un altro elemento che li accomunava, lavoravano nella stessa ditta di pulizie e facevano lo stesso turno, da sempre. Spesso, prima di tornare a casa, si fermavano a bere qualcosa. Non certo in un bar. Piero tirava fuori dallo zaino una bottiglia di gin acquistata in un discount e la divideva fraternamente con i suoi colleghi. Dei tre soltanto Mario aveva una famiglia, Piero viveva con gli zii anziani ed Enza abitava da sola in un seminterrato, ma tra loro non parlavano mai di questo. Si rifugiavano sul lungofiume, fumavano e si raccontavano ricordi. Ogni tanto, spettegolavano su qualche collega e di solito sparlavano del caposquadra con un certo piacere. Enza aveva una risata tutta sua che metteva in mostra la sua bocca quasi del tutto sprovvista di denti. I suoi due colleghi si fidavano di lei e la seguivano quando si impuntava di voler andare a chiedere la grazia, come diceva lei, in una chiesa del centro. La seguirono anche quel giorno, non si lasciarono scoraggiare dal temporale che imperversava sulla città.

Per la strada, Piero si azzardò a chiederle cosa chiedesse ai santi. Ed Enza, sotto la pioggia, rispose distintamente: di trovare un tesoro. Entrarono in chiesa tutti e tre chiedendo, in silenzio, la stessa cosa: di trovare un tesoro. Non si erano mai fatti tante illusioni, ma quel giorno si sentirono commossi e pieni di fiducia. Smise di piovere all’improvviso e si avventurarono sul lungofiume come al solito. Mentre chiacchieravano notarono un sacco. Per un attimo, lo stesso pensiero fece capolino nelle loro menti, tremanti si avvicinarono al sacco credendo davvero di trovare un tesoro. Invece, dentro c’era una cucciolata quasi assiderata. Quattro piccoli cagnolini che Enza, Piero e Mario si passarono l’un l’altro. Non ci pensarono su molto. Raccolsero i loro spiccioli per prendere qualcosa da mangiare per i cuccioli. Piero propose di lasciarli lì sul lungofiume e di occuparsene tutti i giorni, in attesa di far adottare i cuccioli. Passarono le settimane. I cagnolini trovarono casa, tranne uno. Il cane, completamente bianco e con enormi zampe, iniziò a seguire i tre amici passo passo. Da solo decise di andare a dormire a casa di Enza. I tre smisero di spendere i loro spiccioli per comprare il gin e pensarono di usarli per il pranzo e la cena del loro amico a quattro zampe. Divennero inseparabili e le loro vite divennero più semplici, i loro pensieri più nitidi. Avevano trovato un amico, non pensarono più a sperare di trovare un tesoro.

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