L’amore e la solitudine

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di Gabriele Langiano

La solitudine è quel vento leggero che ti sospinge nell’immenso mondo delle ipotesi. Accompagnato da una sinfonia sobria ci si immerge in un’immensa laguna di saperi antropologici; che ti spiegano il modo in cui il mondo si evolve, all’unisono dell’incessante scorrimento del tempo. Potrei stare ore ad osservare il cielo, le nuvole evolversi in strane figure di zucchero filato; belle, candide, pure, come nessuno mai.

Cos’è l’amore se non un’immensa landa di solitudine? Cos’è che ci spinge ad amare all’impossibile per poi ritrovarsi vuoti e soli? Tutto fa parte del nostro macrocosmo, ci osserviamo come si osservano due astri e poi si finisce per fare un’immensa danza che compromette la stessa, mera e faticosa esistenza. Amarsi significa volersi bene, forse è questa mia gelosia che ti preserva come si sacrifica uno scoglio roccioso per il proprio granello di sabbia. Tu sei un immenso castello, con tutte le sue merlature, ma la nostra lontananza ti sgretola come carta al primo turbine.

Non basta guardarci, spingerci oltre la fantasia, tu sei me ed io sono te; che cos’è un nome? Quella che chiamiamo rosa; mia dolce Giulietta?

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