L’abbraccio più forte di una vita

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“È inutile che insisti Franca!” Dalla cucina tuonava la voce energica di mamma Teresa contro la sua giovane donna che, diritta come un fuso, teneva lo sguardo disinteressato sul giornale, già unto sui margini, adagiato sul tavolo. “Non credere che io e tua nonna possiamo sostenere quelle spese! Figlia mia, non puoi restare qui ad Albidona ? Ma – proseguì nel suo discorso con gli occhi lucidi e la voce bassa e rassicurante – perché vuoi andare via? Vedrai ti faremo  trovare un lavoro da zio Nicola. Lui c’ha le conoscenze! “.

Franca annuì  ancora una volta, ferita. Aveva da poco compiuto 20 anni e sognava di studiare medicina a Napoli, dopo essersi diplomata con il massimo dei voti. Non aveva ancora un fidanzato. Mamma Teresa faceva i servizi presso una famiglia borghese solo al mattino perché al pomeriggio aveva da occuparsi della sua anziana madre. Suo marito era andato via quando la sua unica figlia aveva due anni.  Da piccola Franca si metteva alla finestra e osservava il portone dello studio del dottor Micenisi. Il medico del paese che ogni giorno era lì a visitare i suoi pazienti.

Tante volte aveva osservato le stesse persone con vari problemi di salute che stazionavano in fila in attesa della visita . Restava a fissare soprattutto i bambini ammalati. E rifletteva tra sé: “Ma perché tanto sacrificio? Perché devono sopportare queste croci?! Perché non possono godere di buona salute?”. Franca era cresciuta con un’educazione attenta. Amava leggere e conservava i libri che Salvo, il titolare della cartoleria del paese, di tanto in tanto le regalava. E studiava con passione.

Ormai sognava di frequentare l’università. Ma le difficoltà economiche familiari e le parole della mamma la tenevano a casa. Una mattina, però, Franca prese le sue cose e andò alla stazione, pronta a raggiungere Napoli. Fu così che, tra notevoli difficoltà,  si stabilì in una nuova famiglia dove in cambio dei servizi domestici, le veniva garantito vitto, alloggio e un contributo per lo studio.

Lavorava in una famiglia di tre sorelle di famiglia benestante e da subito si era sentita a casa. Intanto studiava ed era brillante, tanto da conquistarsi tutte le borse di studio.  Non era più tornata da mamma Teresa. Le aveva scritto una sola  lettera, alla quale nessuno aveva risposto.  Diventò una dottoressa specializzata in pediatria. Un medico molto richiesto.

Era cresciuta e sul viso si leggeva chiaramente il trascorrere del tempo. Ma non aveva lasciato la casa delle tre anziane che invece ormai la tenevano come una figlia. Ed erano orgogliose di lei. Una mattina, all’alba, Franca fu raggiunta da una telefonata. L’equipe di medici dell’ ospedale di Cosenza chiedeva una sua consulenza per la cartella clinica di un bambino affetto da una patologia rara e complessa. In meno di tre ore, accompagnata dall’autista e dalla segretaria, era a Cosenza. Percorse velocemente la corsia del reparto per raggiungere lo studio dove l’attendevano.

Improvvisamente, mentre in silenzio osservava i corridoi vecchi e tinteggiati malamente, incrociò gli occhi di una donna che con fatica, avvolta in un camice giallo e blu, trasportava il carrello con gli attrezzi delle pulizie. Franca ebbe un sussulto. Poi abbracciò forte quella donna dall’ aria triste e le disse: “Mamma!? Mammina, Perdonami!”. La voce calda e affettuosa di Mamma Teresa riuscì a malapena a coprire il pianto della sua dottoressa:
“Figlia mia! Quanto male che ti ho fatto!”.

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