La visita

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di Paola Lombardi
Veniva tutti i giorni a farle compagnia. Apriva il cancelletto facendo schioccare il moschetto di metallo ed entrava nel parco. Camminava a passo leggero, lasciando trasparire una certa pigrizia. Canticchiava muovendo appena le labbra carnose sul viso rugoso. Enzo era vecchio e lo sapeva. Arrivava nel pomeriggio, subito dopo pranzo, con un mazzo di fiori. Niente di eccezionale, qualche garofano, qualche margherita, a volte una gerbera. Entrava nel parco con quei pochi fiorellini colorati tra le mani e il viso sorridente. Elide era sempre lì ad aspettarlo con uno sguardo stupito e immobile.

Non c’era niente di cui volesse parlare ed Enzo lo sapeva, ma… ci andava lo stesso a trovarla. Non si dicevano niente. Enzo canticchiava ed Elide lo guardava con il suo sguardo stupito e perso. Poi alla fine cosa avrebbero avuto da dirsi? Erano almeno quindici anni che Enzo andava a trovarla tutti i giorni. Se avessero avuto qualcosa da dirsi lo avrebbero già fatto, no? Enzo le si sedeva di fronte e la guardava canticchiando. Elide non aveva mai nessuna novità. Il custode li guardava e quando Enzo se ne andava crollava la testa seguendolo con lo sguardo e dicendogli: “Non ci si rassegna alla perdita eh signor Enzo?”.

Enzo a quelle parole rinveniva come da un sogno e rispondeva sempre: “Ma quale perdita? La mia Elide me la porto sempre con me sul cuore. Ma la memoria mi sfugge e vengo a vederla, così non ne dimentico il viso. E poi le fa piacere. I fiori le sono sempre piaciuti”.

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